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«Rubano i suoi dati». Ma l’allarme è la vera truffa

Professionista nella rete dei cyber-malviventi: salvi per miracolo 2.600 euro
«Rubano i suoi dati». Ma l’allarme è la vera truffa

Un messaggio sullo smartphone interrompe la routine di un pomeriggio del periodo natalizio: «Gentile cliente, un dispositivo non autorizzato risulta connesso al suo conto, se non sei tu, verifica ora». Di seguito compare un link, il collegamento a un sito internet per controllare la possibile anomalia. Poco dopo il messaggio, arriva anche una telefonata: il numero è uno “sospetto spam” e, alla mancata risposta, le telefonate proseguono insistenti. La coincidenza tra l’sms e una chiamata da un numero riferibile a un call center (3511051935) non sembrano una coincidenza e, allora, al secondo tentativo e dopo parecchi squilli si decide di rispondere. «Ci risulta una violazione dei suoi dati personali, qualcuno ha tentato di operare a suo nome con la sua Postepay. Deve effettuare la procedura di recupero», spiega la voce metallica dall’altra parte.

La scoperta

Nulla sembra anomalo. E, invece, proprio queste comunicazioni sono state l’inizio dell’incubo per una giovane professionista salernitana che capirà soltanto molto dopo – e per fortuna non troppo tardi – di essersi trovata di fronte alla nuova frontiera delle truffe. Perché proprio la segnalazione del raggiro si è rivelata una truffa.

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