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Servizio idrico mal gestito in Campania: danno da 90 milioni di euro

Tredici gli indagati, tra di loro figura anche Stefano Caldoro
Servizio idrico mal gestito in Campania: danno da 90 milioni di euro

Tredici persone indagate, tra cui anche Stefano Caldoro oggi capo dell’opposizione di centrodestra in Consiglio regionale della Campania, nell’ambito dell’inchiesta coordinate dalla Procura regionale per la Campania della Corte dei Conti e dirette dai pm Davide Vitale e Flavia Del Grosso, hanno permesso di accertare la violazione, negli anni dal 2013 al 2018, della normativa ambientale nazionale che imponeva, tra le varie, il trasferimento di tutte le opere e infrastrutture idriche, gestite dalla Regione Campania, alla società concessionaria, la quale ne doveva assumere i relativi oneri, nel rispetto dei principi di efficacia, di efficienza e di economicità.

Un danno erariale quello accertato dalla Procura di circa 90 milioni di euro. Infatti il mancato trasferimento in concessione d’uso delle opere regionali al concessionario, da un lato, non ha permesso l’efficientamento del servizio idrico integrato, dall’altro ne ha fatto indebitamente e dannosamente ricadere i costi di gestione sul bilancio regionale, gravando sulla fiscalità diffusa regionale e non sulla fiscalità diretta (la tariffa). In sostanza, la Regione Campania si è accollata, nel tempo, costi che avrebbero potuto trovare copertura nella tariffa da applicare all’utenza, con gravi ripercussioni sulle finanze regionali.

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