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Parrocchiana in fuga col prete, il giallo dei presunti abusi

di Francesco Faenza
Alto Sele, una volontaria: «Assistiamo da anni la donna scappata con il sacerdote». Ma il marito: «Mai alcuna violenza, denuncio tutti»
Parrocchiana in fuga col prete, il giallo dei presunti abusi

Quello di ieri è stato il giorno delle telecamere e dei veleni. Delle dirette televisive e dei presunti abusi subiti dalla parrocchiana fuggita con il prete. A parlare di violenza è una volontaria del posto che gestisce un’associazione: «Sono tre anni che la donna accusata ingiustamente di essere fuggita con il prete viene assistita da noi. Sono successe cose poco piacevoli». La signora però non dice quali siano queste cose. Parla di denunce, che in caserma non risultano. Parla di violenze domestiche, che in ospedale non sono mai state refertate. Parla di siti internet, di foto hard. Ma anche su questo non c’è alcun riscontro tra gli investigatori locali.

Le reazioni

È una voce fuori dal coro che sparge veleno in paese. «Voi date retta a quella? Ma lo sapete cosa fa in parrocchia? Informatevi. E scoprirete la verità», ribatte una commerciante del posto. Non c’è nessuna indagine sulle presunte violenze raccontate dall’associazione locale. Ora c’è l’ipotesi di una denuncia per calunnia da parte del marito della donna, presunta amante del prete: «Non ho mai fatto violenza a mia moglie – spiega l’uomo –. Sfido chiunque a dirlo. Ho già presentato una denuncia. Ne farò altre». Il paese è diviso a metà. Da una parte chi difende il prete e la parrocchiana: «Viva l’amore sempre». Dall’altra chi prende le parti del marito: «Ci sono dei minori coinvolti in questa vicenda».

Bellandi: «Infinita tristezza per l’errore di un figlio»

Sulla vicenda si è espresso anche il vescovo di Salerno, monsignor Andrea Bellandi: «L’inattesa decisione di un sacerdote ha trovato una prevedibile amplificazione mediatica che, come purtroppo spesso accade, ha già avviato un processo ed emesso sentenze. Credo che l’unico atteggiamento umanamente (e non dico cristianamente) adeguato, in una tale dolorosa vicenda, sia quello del rispetto verso le persone coinvolte, a partire da chi è stato fortemente ferito da un così grave comportamento. Per un padre, come lo è il Vescovo verso i propri sacerdoti, rimane solo un’infinita tristezza per l’errore di un proprio figlio, che ha generato profonda costernazione tra i confratelli e, al contempo, disorientamento nella vita della comunità parrocchiale e diocesana. Auspico, e come Pastore farò di tutto perché questo avvenga, che si arrivi in tempi brevi alla conoscenza reale dei fatti, per correggere gli errori e curare possibilmente ogni ferita»

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