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Interessi mai pagati: banca condannata

di Francesco Faenza
Un cliente trascina l’istituto di credito in tribunale e vince Manzo: «Per il giudice è stato violato il patto di reciprocità»
Interessi mai pagati: banca condannata

Gli interessi non sono dovuti alla banca, quando non c’è rapporto di reciprocità tra istituto e cliente. In tre righe, in estrema sintesi, si riassume la sentenza del giudice Roberto Ricciardi, magistrato del tribunale di Salerno, che ha condannato un istituto bancario a restituire seimila euro a un cliente. La cifra appare irrisoria. Calcolando la prassi diffusa su migliaia di clienti, escono numeri da capogiro.

Gli interessi sullo “scoperto”

La vicenda in tribunale si è conclusa. Con la restituzione dei soldi incassati indebitamente. O comunque in maniera ingiusta. Il cliente aveva chiesto un prestito. In un periodo non florido. Era in rosso. Non aveva denaro in banca. Alle aziende capita ogni mese. Anche più volte in trenta giorni. L’istituto concede il prestito al cliente. E gli applica un interesse del 9 per cento sulla somma erogata. Tutto giusto. Il servizio offerto va pagato, il rischio corso dalla banca appare evidente. E va rispettato. C’è però l’altra faccia della medaglia. Quando il cliente depositava i soldi, in banca facevano orecchie da mercante. Il tasso creditizio applicato? È bastato un controllo per strabuzzare gli occhi. «Nella migliore delle ipotesi, il tasso creditizio era pari all’un per cento. Nel caso del mio cliente, tabula rasa. Zero per cento» afferma l’avvocato Mario Manzo.

La ricostruzione dell’avvocato

Tra carte e calcolatrice, con la pazienza di Giobbe, il legale ha ricostruito tutti gli interessi passivi e attivi del suo cliente con la banca negli ultimi anni. E ha costatato, mese per mese, capitalizzazione dopo capitalizzazione, che il rapporto di reciprocità non esisteva. Che il principio era calpestato. Anche se il cliente firma, la banca è tenuta a rispettare questo assunto. «Se chiedo soldi, pago gli interessi. Se verso denaro, raccolgo gli interessi». Alla voce versamenti fatti, sotto la casella interessi attivi, l’avvocato e il suo cliente hanno trovato sempre lo stesso corrispettivo: zero. Niente di niente.

La vittoria in tribunale

«Abbiamo dimostrato al giudice Ricciardi che il tasso creditizio applicato dalla banca è pari allo zero per cento» racconta l’avvocato Manzo, mentre esce sorridente dal tribunale con la sentenza favorevole al suo cliente. Per il legale si ripropone lo schema dell’anatocismo. E cioè la doppia applicazione degli interessi su un prestito bancario. Una pratica che Manzo ha combattuto a lungo. Riuscendo anche in questo caso a spuntarla in un’aula di tribunale.

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