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Eboli, Covid in clinica: dipendente innocente

di Francesco Faenza
I giudici hanno reintegrato Elisabetta Ianniello dopo l’ingiusto licenziamento. Archiviata anche l’accusa di epidemia
Eboli, Covid in clinica: dipendente innocente

Non fu Elisabetta Ianniello a infettare la clinica privata con il Covid. Non fu lei a “mischiare” il virus a medici, infermieri e pazienti. E soprattutto non fu lei a causare i decessi nel centro sanitario privato. Prosciolta in sede penale, dal gip Romaniello. Reintegrata nel posto di lavoro, dal giudice Barrella. La dipendente licenziata fu vittima di accuse infondate. A sostenerlo sono in magistrati del tribunale di Salerno. In primis, la sezione penale. Poi i magistrati del lavoro. Accuse ingiuste, licenziamento pure. Difesa dagli avvocati Giuseppe Giarletta e Gaetano Monti, Elisabetta ha dovuto attendere tre anni per avere giustizia. Fino a venerdì scorso ha ingoiato rospi amari e insulti a valanga.

Le conseguenze

Alla neuro-psico-motricista vanno pagati gli stipendi arretrati, con gli interessi. Vanno versati i contributi pensionistici e le spese legali. E magari vanno chieste le scuse pubbliche. Ma questo è un dettaglio di stile e buona educazione che i magistrati non possono imporre. «Finalmente giustizia è fatta- esclama Lucia, la sorella di Elisabetta- nell’ottobre del 2020 ci hanno insultati e minacciati. La mia famiglia è stata vittima di un linciaggio mediatico senza precedenti. Dai social alla clinica, ce ne hanno dette di tutti i colori. Ma era tutto falso. Hanno dipinto mia sorella come un’untrice, una persona senza scrupoli che aveva messo a repentaglio la salute dei suoi colleghi e dei pazienti. I morti in quella clinica non sono sulla coscienza di mia sorella ma di altre persone».

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