«È un trauma grave Ma non affrontarlo è davvero sbagliato» 

La neuropsichiatra: «La terapia da seguire è la stessa  usata per il crollo del ponte Morandi o per il terremoto»

SALERNO. «Andare avanti come se nulla fosse stato sarebbe stato terrificante: i ragazzi devono tirare fuori i loro vissuti per comprendere che non possiamo controllare ciò che accade ma il modo in cui si reagisce dipende da ciascuno». Sono alcune delle considerazioni di Claudia Telesca, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta e practitioner Emdr dopo la tragedia che ha sconvolto la comunità scolastica del Da Vinci. La dottoressa, salernitana ma lombarda di adozione, spiega anche come equipe formate ad hoc hanno aiutato anche i bambini di Genova dopo il crollo del ponte Morandi.
Quali conseguenze può avere una tragedia come quella vissuta dai ragazzi della Terza F?
Questi ragazzini, inequivocabilmente hanno subito un trauma grave, quello di veder morire davanti agli occhi la loro compagna. In più c’è un fattore aggravante nell’aver vissuto un mese prima un lutto importante. Lo è sempre ma in modo particolare a questa età in cui i ragazzi cercano di costruirsi il proprio senso della vita, scelgono quei valori verso cui si indirizzeranno quindi è chiaro che questa fase è estremamente importante.
Cosa accade a livello psicologico?
Qualsiasi tipo di informazione viene metabolizzata nel sistema nervoso in modo da avere una situazione di equilibrio psico fisico. Quando c’è un trauma è come se si mandasse in cortocircuito questo meccanismo fisiologico; si crea un blocco: le emozioni rimangono come congelate, il ricordo si iberna in un angolo della memoria e quindi accade che anche una stimolazione sensoriale, un profumo che rievoca quello sentito in classe mentre ho visto morire la mia compagna, riattiva questo blocco mandando in tilt il sistema nervoso.
Cosa accade a questo punto?
Potrebbero manifestarsi, ad esempio, degli attacchi di panico. Qualsiasi stimolo riporti a quel ricordo riattiva quel cortocircuito. E poi, siccome c’è un tentativo del corpo di risolvere il trauma, quindi si potrà rivivere la scena durante il sonno con incubi frequenti, oppure flashback diurni. Accade, cioè, durante il giorno di rivedere in continuazione la stessa sequenza. È la sintomatologia tipica dei disturbi post traumatici.
Esiste una percorso terapeutico definito?
La via d’eccellenza ufficialmente riconosciuta dalle neuroscienze è una strategia terapeutica che si chiama Emdr, desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari. In tutta la psicotraumatologia è diventato uno degli approcci privilegiati tanto che l’associazione per Emdr Italia costituisce delle equipe su tutto il territorio per fornire il loro intervento in situazioni di gravi traumi come il terremoto o come nel caso del crollo del ponte Morandi. È una terapia breve e va proprio a rimuovere quel blocco, a favorire quei meccanismi di connessione sinaptica che sono bloccati dal trauma.
I compagni di classe di Melissa sono stati a lungo a colloquio con una psicologa. È giusto questo approccio?
È fondamentale perché andare avanti come se nulla fosse successo sarebbe stato terrificante. La presenza di un adulto che lavora con tutta la classe è molto importante perché l’altro rischio è quello che si attivino dei meccanismi di difesa non funzionali: archivio quello che è accaduto in un angolo di me e poi questo atteggiamento può portarmi a uno stato depressivo. Il poter portare questi ragazzi a tirar fuori i loro vissuti è utilissimo. Quello che ci fa star bene è che le emozioni ci attraversino, fluiscano. Non parlarne, congelarle dentro di sé innesca meccanismi tossici.
E i genitori, come possono sostenere i loro ragazzi?
Affidarsi a esperti che possono supportarli. Ed esserci nel rispetto di quello che può essere il desiderio dei ragazzi di non essere pressati da domande, voler stare in silenzio o voler parlare. Accoglierli e far presente a i propri figli: se vuoi ci sono. È successa una cosa importante ma se vuoi piangere, se vuoi parlare, se vuoi stare da solo, in qualsiasi modo tu voglia noi ci siamo. Altra cosa importante è dare testimonianza del fatto che la vita ha un senso, anche se succedono tragedie, anche se non abbiamo il controllo su quello che ci accade ma possiamo non perdere mai il controllo su come reagiamo. Non farli sentire completamente schiacciati rispetto alle tragedie della vita.(e.t.)
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