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Cime di rapa

di Antonella Petitti
Piene di vitamine e gusto per una tipicità tutta meridionale
Cime di rapa

La cima di rapa è una pianta coltivata in poche zone nel mondo. In particolare, in Italia, sono le regioni meridionali a detenere il 90 per cento della sua produzione (Puglia, Campania, Calabria, Molise, Basilicata). In alcune zone dell’area napoletana i suoi deliziosi mazzetti sono denominati friarielli, così come alcune varianti dialettali si intersecano con il suo nome ufficiale.

Versatile, facile da cucinare, si tratta di un vegetale ricco di proprietà nutrizionali. Attenzione alla fase di acquisto: sono da preferire foglie e cime turgide, così come meglio evitare fiori già aperti. Ricche di vitamine E ed A, ferro e calcio, le cime di rape vanno mangiate rigorosamente cotte, ma senza esagerare, la pena sarebbe perdere tutti gli effetti benefici delle sue proprietà.

Come cucinare le cime di rapa?

Il modo più semplice per portare in tavola le cime di rapa è saltarle in padella con dell’olio evo e un po’ di peperoncino. Non tutti le amano, però, proposte in questo modo, perché senza una veloce cottura in acqua bollente tendono ad essere leggermente amarognole. È buona norma, infatti, sbollentarle velocemente prima di passarle in padella.

Se le amate con la carne, portate a mezza cottura della salsiccia fresca tagliata a bocconcini in una padella, soltanto in un secondo momento aggiungete le cime di rapa sbollentate e ben scolate. Da servire ben calde. Un piatto unico che potrebbe diventare il condimento per un piatto di pasta, a patto che si taglino a pezzetti più piccoli i vari elementi.

Le cime di rapa possono diventare, una volta sbollentate, alleate di molte ricette golose, dalle frittate (ottima con della salsiccia stagionata o fresca) alle polpette di pane e verdura.

Durante le stagioni autunnali ed invernali questo prodotto tutto meridionale non dovrebbe mai mancare sulle nostre tavole!

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