La droga, la camorra e la città

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L’arresto messo a segno dalla polizia, grazie alle indagini coordinate dalla Procura, conferma la presenza di una criminalità organizzata radicata nel territorio urbano. Si tratta di una banda di trafficanti e spacciatori o un di un clan camorristico? Le caratteristiche e le modalità di esecuzione fanno propendere per la seconda ipotesi. Il primo aspetto rilevante è il ruolo gerarchico degli affiliati, inquadrati in una struttura simile ad un’azienda commerciale della grande distribuzione organizzata: al vertice il CdA (supportato da azionisti finanziatori) e poi, a seguire, i buyer, gli esperti di logistica, i venditori all’ingrosso, e i rappresentanti che piazzano la merce per la vendita al dettaglio. Il secondo aspetto significativo è la continuità temporale: il clan ha preso il posto delle due consorterie perdenti, ereditando spazi commerciali e contatti con i fornitori.

Terzo elemento distintivo è la provenienza da quartieri ed ambienti storicamente problematici: il centro storico, il rione Calcedonia-Petrosino, la zona orientale (Pastena, Mercatello, Mariconda). Tre aree urbane in cui la maggioranza silenziosa degli onesti ha sempre condiviso l’ambito residenziale con soggetti devianti. Un altro aspetto qualificante è l’uso della violenza come risorsa economica: si minacciano i creditori in ritardo, si spara agli avversari per difendere il monopolio del mercato, si effettuano rapine per aumentare la liquidità finanziaria. I regolamenti di conti, nel traffico di stupefacenti, sono il risultato di una guerra commerciale tra antagonisti economici che si contendono una clientela più che un territorio. Interessante è, poi, il coinvolgimento sia di minorenni, già avvezzi all’uso delle armi da fuoco, e di incensurati appartenenti a famiglie borghesi. Questo secondo fattore, per quanto mi riguarda, è il più inquietante. Significa che il virus dell’arricchimento facile e la suggestione del potere criminale (più che l’affermazione per meriti personali) si sono sviluppati, anche a Salerno, al di là delle classi sociali tradizionalmente immischiate nella gestione dei mercati del vizio. È stata la rapida espansione del consumo di cocaina tra gli “insospettabili” ad aver concorso alla formazione di relazioni economiche tra il mondo criminale e la cosiddetta società civile. Non sono un investigatore, ognuno fa il suo mestiere, ma se lo fossi concentrerei le indagini sui clienti abituali del clan. I signori della città legittima apparentemente condannano la delinquenza, ma segretamente la sfruttano per rifornirsi di “neve bianca”. Lavoratori autonomi e dipendenti, liberi professionisti e persino politici che di nascosto “tirano” una “striscia” fino a che punto sono innocenti? Molti pagano e basta, altri mettono a disposizione informazioni e conoscenze. È in questo ambiente che bisogna indagare per scovare gli operatori occulti che riciclano il denaro guadagnato con la droga.