Ospedale Ruggi

SALERNO

Assenteisti al Ruggi, arriva la condanna

Quattro mesi a un dipendente che ha timbrato per altri due. È la prima sentenza sulla seconda ondata di imputati

SALERNO. La prima era stata l’ex caposala Elena D’Ambrosio, condannata a sei mesi (pena sospesa) dopo che l’azienda ospedaliera l’aveva già sanzionata con il licenziamento. Ieri, nel procedimento sull’assenteismo al Ruggi d’Aragona, è arrivata anche la prima condanna per la seconda tranche dell’inchiesta, quella su condotte ritenute meno gravi per le quali sono stati disposti nelle scorse settimane quasi duecento rinvii a giudizio. Di questa nuova tornata di imputati solo uno, Giovanni Di Mauro, ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato, chiudendo il processo allo stato degli atti. Per lui il giudice dell’udienza preliminare Piero Indinnimeo ha disposto ieri una pena sospesa di quattro mesi, due in meno di quanto era stato chiesto dal pubblico ministero Francesco Rotondo.
Il dipendente ospedaliero è accusato di concorso nella violazione della legge sul pubblico impiego, perché le indagini hanno ricostruito che in due casi avrebbe timbrato il cartellino al posto dei colleghi. «Solo un piacere, nessuna frode» ha sostenuto il difensore Domenico Fasano, che impugnerà la sentenza in Appello e ha ricordato come a carico del suo assistito non vi siano accuse di assenteismo. Non risulta, infatti, quella reciprocità di comportamenti rilevata in altri casi: il dipendente si sarebbe limitato a timbrare per i colleghi ma non avrebbe chiesto a loro di fare altrettanto.
Se per Di Mauro il processo di primo grado si chiude qui, sono invece 198 i lavoratori del Ruggi per i quali, tra giugno e ottobre, inizierà il dibattimento davanti al tribunale. Rinviati a giudizio al termine delle udienze preliminari che si sono svolte a marzo e aprile, sono accusati di truffa ai danni dello Stato (per le quote di stipendio che alcuni avrebbero percepito per ore in cui erano assenti) e di violazione della legge Brunetta sul pubblico impiego, per essersi scambiati i badge. Ma secondo le tesi difensive si tratterebbe solo di piccoli ritardi, o di una prassi adottata per accelerare i tempi nei giorni in cui era complicato trovare parcheggio. A questi 198 si aggiungono i tredici imputati già rinviati a giudizio lo scorso ottobre. Le loro condotte sono quelle che gli inquirenti ritengono più gravi, con assenze che sarebbero state reiterate nel tempo e testimoniate, per alcuni, dalle telecamere della Guardia di Finanza, che li hanno filmati a fare shopping o a passeggio mentre risultavano in servizio.
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domenica, 31 maggio 2020

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