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Marino: «Le Bcc riducono le diseguaglianze»

Il dg della Bcc Aquara rivendica il ruolo del credito cooperativo. Il presidente Mattarella: «La Repubblica vi è riconoscente»
Marino: «Le Bcc riducono le diseguaglianze»

Il 21 luglio scorso, nel corso dell’assemblea generale delle Banche di Credito Cooperativo tenutasi a Roma, è stato celebrato il 140° compleanno delle BCC, ex Casse Rurali ed Artigiane e, in tale occasione, è stato ricordato il ruolo primario del credito cooperativo che, da 140 anni esatti, resta un punto di riferimento per il tessuto economico dell’Italia fatto di piccole e medie imprese, di territori, di comunità. Parole di encomio sono state espresse anche dal Presidente Mattarella, presente all’evento, che ha dichiarato: “la Repubblica vi è riconoscente… siete parte di quella società civile che rende fecondo il nostro Paese”.

Se è vero che stiamo assistendo ad una desertificazione bancaria, a seguito della decisione di grandi istituti di credito di ridurre i propri sportelli in zone periferiche, le Banche di credito cooperativo sono in controtendenza e in molti comuni, meno popolosi, sono le uniche ad essere presenti. Da sempre le banche cooperative hanno contribuito a ridurre le diseguaglianze nelle comunità dove erano insediate garantendo alle famiglie e alle piccole imprese l’accesso al credito, valore fondamentale per la crescita e lo sviluppo di un Territorio. Le BCC aggiungono alle informazioni documentali, il prezioso patrimonio di informazioni ambientali, che solo dalle relazioni di territorio possono generarsi.

Le BCC nel Territorio salernitano sono 7 e godono tutte di ottima salute, sono presenti con 97 sportelli e rappresentano un sostegno indispensabile all’economia locale, finanche a fronte ad un contesto socio-economico incerto, contribuendo in modo decisivo alla lotta contro lo spopolamento nelle zone interne.

La BCC di Aquara – della quale mi onoro di essere il Direttore Generale – ha chiuso l’esercizio 2022 in buona salute. E’ stato il 45° esercizio: tutti chiusi sempre con un risultato positivo.

Tale risultato conferma che la Bcc di Aquara, nonostante le sue dimensioni minori rispetto a quelle molto più grandi presenti nel nord del Paese, sia una Banca solida e redditizia: più in particolare, la Bcc di Aquara ha 16 sportelli di cui 4 in Comuni con meno di 5.000 abitanti, 1950 soci, e 22.500 correntisti.
I risultati confortanti, come è agevole dedurre, sono anche coerenti con una sana e prudente gestione di una Banca che ha saputo generare redditività con una visione di medio lungo termine. Il merito va senz’altro a tutti i collaboratori che, animati da impegno e professionalità, hanno consentito alla Bcc di Aquara di essere punto di riferimento nelle aree di insediamento.

Nel corso del 2016, il Modello Organizzativo della Banca si evolve con la riforma delle BCC voluta dal Governo, con effetto dal 2019. Tale riforma, se da un lato ha reso i processi più efficienti, dall’altro, ha condizionato il nostro modo di “fare banca”.

E’ positivo senz’altro il fatto di aver messo in rete i patrimoni delle banche affiliate, nel senso che la Capogruppo CCB risponde complessivamente per eventuali difficoltà della singola banca aderente. Inoltre, è positivo il fatto che c’è una sostanziale uniformità di comportamenti e procedure. Meno positiva è, invece, la forte tendenza verso la grossa dimensione, che ci allontana dall’essere modello di prossimità fisica, culturale e relazionale e ci proietta verso un modello sempre meno mutualistico nei fatti e sempre più capitalista nella sostanza.

Il carattere localistico è ridotto al rispetto di quella norma che ci obbliga ad investire nella zona di competenza territoriale: ovvero il 95% dei prestiti che concediamo. Anche il ruolo dei Soci si è svuotato di contenuti, essendo ora limitato alla partecipazione all’assemblea annuale di approvazione (obbligatoria) del bilancio aziendale. Un tempo i Soci eleggevano il Consiglio di Amministrazione della Banca, oggi sostanzialmente ratificano le scelte della Capogruppo che ha fissato dei paletti molto stringenti. Le nostre banche sono cresciute divinamente per molti decenni, amministrate da persone semplici e di buon senso, mentre oggi la laurea specifica è divenuta l’unico e principale criterio di selezione, anche in assenza di spirito di appartenenza all’azienda. Un tempo le nostre banche erano amministrate da persone appassionate e che non chiedevano compensi, oggi si amministra quasi per “mestiere” e con sostanziosi compensi. I tecnocrati si stanno totalmente impossessando di un mondo cooperativo che poco ormai ha di cooperativo.

Mentre noi vogliamo continuare ad essere “banca della gente, per la gente”. Anche sotto il profilo dei costi, la riforma ha danneggiato le BCC. Nelle relazioni parlamentari di accompagnamento dell’iter della legge di riforma si leggeva che la stessa avrebbe portato tante economie di scala, ed invece è accaduto esattamente il contrario: i costi per le BCC sono enormemente aumentati e c’è una perdita notevole di autonomia gestionale che ci allontana dall’aderenza alle esigenze/bisogni dei territori di insediamento.

Non a caso, da quando è scattata nel 2019 la riforma delle BCC, la voce “spese amministrative” di queste piccole banche – ad oggi – è quasi raddoppiata: nella nostra piccola BCC, ad esempio, si registra un + 59%.

Come pure nessuna concretizzazione c’è stata relativamente alla promessa dei cosiddetti “vantaggi compensativi” che la riforma prevedeva per compensare le BCC dell’esproprio dell’autonomia gestionale e del surplus di burocrazia che subivano. Mettere le cooperative (BCC) sotto la direzione ed il controllo di una Capogruppo SpA è un po’ come mettere l’acqua santa sotto la direzione del diavolo… lo scopriremo solo vivendo.

In buona sostanza, per ridurre le diseguaglianze bisogna far valere indici di bilancio molto diversi da quelli in uso presso le grandi banche costituite sotto forma di SpA. La nostra Bcc è sempre stata e deve rimanere una banca locale che si identifica nel territorio in cui opera, con sempre maggiore attenzione alla mutualità e alla sussidiarietà, alla persona e non solo al suo capitale. Più avanzano i regolamenti più indietreggia l’uomo e, a tal proposito, mi piace ricordare una citazione di Don Guetti: “il giorno in cui all’assemblea della mia cassa rurale interverrà un socio che io non conosco non sarà più una cassa rurale”. C’è necessità di rimettere al centro le persone più che i regolamenti.

In assenza di un criterio di proporzionalità (come chiede Federcasse) tra piccoli e grandi istituti di credito – le BCC devono sottostare oggi alle stesse norme delle Unicredit – una piccola Banca non può far altro che morire sotto il peso degli adempimenti. Sarebbe una buona soluzione riportare sotto la Vigilanza della Banca d’Italia le BCC più piccole e lasciare alla Capogruppo la supervisione solo delle attività creditizie e industriali.
Sarebbe opportuno, inoltre, dare una premialità fiscale a quelle BCC che hanno almeno il 25% dei propri sportelli insediati in Comuni con una popolazione inferiore a 3.000 abitanti.

Il problema della migrazione (spopolamento) dai piccoli comuni potrebbe essere affrontato secondo un’altra proposta di carattere più generale. In questa prospettiva sarebbe auspicabile la formazione di un Tavolo Tecnico, a più voci, per gettare le fondamenta normative per trovare, di concerto, soluzioni concrete.

È noto che i 5.865 comuni al di sotto dei 5.000 abitanti gestiscono il 50 per cento del territorio nazionale ed amministrano il 40 per cento della popolazione: sono quindi, nel quadro nazionale, una realtà molto importante ed è proprio la scarsa densità di popolazione che riduce l’efficienza dei servizi.
Sembra un assurdo, eppure nei Palazzi di Governo si fa ancora fatica a comprendere le esigenze della Piazza. Eliminare le piccole BCC genera diseguaglianze e crescita del divario tra ricchi e poveri, che già è a livelli preoccupanti in Italia.

Per questo è giusto che le BCC restino banche di credito cooperativo anziché cercare ostinatamente di somigliare alle Unicredit o Banca Intesa, inseguendo la grossa dimensione e la cultura di SpA. Le Unicredit già ci sono, e se noi BCC perdiamo la nostra peculiarità, il nostro “capitalismo civile” facciamo solo un piacere alle Unicredit… se invece restiamo fedeli al nostro modello di banca piccola e sana, amante della prossimità, della buona reputazione in ambito locale, garantiremo un equilibrato sviluppo economico e sociale di tutti i territori. I nostri Soci, i nostri clienti e, probabilmente l’Italia tutta, ce ne sarà riconoscente.

*Direttore Generale BCC Aquara

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