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De Rosa: «Hormuz non è più una crisi temporanea»

Dopo l’intervista a Rai News 24 il Cavaliere esamina lo scenario internazionale: «Stiamo entrando in una nuova normalità energetica»
De Rosa: «Hormuz non è più una crisi temporanea»

Dopo l’intervista a Rai News 24, il Cavaliere Domenico De Rosa torna ad analizzare lo scenario internazionale. Tra l’operazione americana “Project Freedom”, i negoziati con Teheran e gli impatti sulla logistica globale emerge una linea chiara Anche se lo Stretto riaprisse domani, il problema resterà per anni.

Cavaliere De Rosa, gli Stati Uniti hanno modulato l’operazione “Project Freedom” per favorire il dialogo con Teheran. È un segnale di svolta reale o solo una pausa tattica?
È una pausa tattica dentro una crisi ancora aperta Gli Stati Uniti hanno compreso che garantire la sicurezza stabile dello Stretto di Hormuz è estremamente complesso anche con una superiorità militare evidente L’Iran continua ad avere capacità asimmetriche molto efficaci Mine navali droni jamming GPS e azioni veloci in mare Anche senza una chiusura formale è sufficiente mantenere un livello alto di rischio per ridurre drasticamente il traffico e far aumentare i costi assicurativi e logistici.

I mercati però sembrano credere nella possibilità di un accordo a breve.
I mercati si muovono sulle aspettative La logistica invece vive sulla realtà fisica E la realtà è che il traffico nello Stretto resta lontano dai livelli pre crisi Prima transitavano oltre 130 navi al giorno oggi i numeri sono drasticamente inferiori Questo significa ritardi aumento dei noli pressione sui costi energetici e instabilità sulle forniture.

Il dialogo tra Stati Uniti e Iran può portare a una normalizzazione rapida?
Il negoziato esiste ma è fragile Gli Stati Uniti vogliono evitare un’escalation ulteriore dopo l’impatto globale che questa crisi ha generato sui mercati energetici L’Iran però continua a considerare alcune condizioni non accettabili Questo ci dice che siamo dentro una trattativa complessa con margini di incertezza molto elevati.

Lei insiste molto su ciò che accadrà dopo.
È il punto centrale Tutti guardano alla riapertura dello Stretto come alla soluzione Non lo è Anche se Hormuz riaprisse domani resterebbe il problema degli impianti energetici danneggiati nel Golfo Raffinerie terminali infrastrutture di esportazione Alcuni operatori hanno già chiarito che serviranno anni per tornare ai livelli precedenti Questo cambia in modo strutturale il quadro economico globale.

Quali saranno le conseguenze concrete su imprese e famiglie?
Energia più cara mobilità più cara trasporti più cari E quando il costo della mobilità supera certe soglie cambiano i comportamenti economici Le famiglie riducono gli spostamenti rivedono i consumi le imprese rallentano investimenti e filiere La logistica è il primo sensore di queste dinamiche perché intercetta immediatamente le variazioni della domanda reale.

L’Europa è pronta ad affrontare questo scenario?
L’Europa rischia di arrivare in ritardo Continua spesso a utilizzare strumenti normativi pensati per una fase diversa Oggi siamo dentro una stagione di instabilità geopolitica e pressione energetica Servono pragmatismo sicurezza energetica e tutela della competitività industriale Altrimenti il rischio è affrontare una trasformazione globale con strumenti non adeguati.

Qual è il messaggio che vuole lanciare oggi da imprenditore della logistica?
Che bisogna cambiare mentalità Questa non è una crisi temporanea È un nuovo equilibrio globale Chi guida imprese flotte o politiche economiche deve iniziare a pianificare su costi energetici più alti maggiore volatilità e catene logistiche più fragili rispetto al passato Solo così si può affrontare con lucidità ciò che ci aspetta nei prossimi anni.

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