Una giornata storica per la lotta alla criminalità organizzata e per il territorio di Torre Annunziata. Sotto gli occhi delle massime cariche istituzionali, hanno preso il via oggi le operazioni di abbattimento di Palazzo Fienga, per decenni considerato l’inespugnabile fortino del clan camorristico Gionta. L’edificio, tristemente noto alle cronache come la “Fortapasc” della camorra, verrà raso al suolo per lasciare spazio a un nuovo progetto di rinascita urbana.
La presenza del Governo e delle autorità antimafia
L’importanza dell’evento è testimoniata dalla presenza del vicepremier Matteo Salvini e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, giunti sul posto per ribadire la presenza dello Stato in un territorio complesso.
Insieme a loro, una folta delegazione istituzionale che comprende il procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo, la presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo, il prefetto Michele Di Bari e il questore Maurizio Agricola. Presenti anche il sindaco della Città metropolitana Gaetano Manfredi, oltre ai vertici delle forze armate e rappresentanti della Curia, uniti in un gesto simbolico di rottura con il passato criminale dell’area.
L’emozione di Paolo Siani: “Giancarlo vedrebbe cadere un simbolo”
Tra i momenti più toccanti della cerimonia, spiccano le parole di Paolo Siani, ex parlamentare e fratello di Giancarlo Siani, il giornalista de Il Mattino barbaramente ucciso dalla camorra nel 1985.
“Vorrei che Giancarlo potesse vedere attraverso i miei occhi quello che sta accadendo oggi qui”, ha dichiarato Siani con commozione. “Oggi cade un simbolo, ma non la cultura della camorra”.
Il richiamo di Siani è alla necessità di non abbassare la guardia: se l’abbattimento fisico del palazzo è un segnale potente, la battaglia contro le logiche mafiose deve proseguire sul piano culturale e sociale.
Un investimento di 12 milioni per la rinascita di Torre Annunziata
La demolizione non rappresenta solo la fine di un’epoca oscura, ma l’inizio di una fase di rigenerazione. L’area precedentemente occupata dal clan sarà infatti oggetto di un imponente intervento di riqualificazione finanziato con circa 12 milioni di euro.
Il progetto prevede la trasformazione di quello che era un luogo di morte e malaffare in uno spazio aperto alla collettività:
- Realizzazione di un parco urbano con aree verdi fruibili dai cittadini.
- Costruzione di una nuova piazza, pensata come luogo di aggregazione e legalità.
- Restituzione del decoro urbano a una zona ferma per troppo tempo sotto il giogo della criminalità.
La fine di un’era per il clan Gionta
Palazzo Fienga ha rappresentato per anni il cuore pulsante delle attività illecite nel napoletano, un labirinto di cemento che simboleggiava il potere della famiglia Gionta. Con il primo colpo di ruspa, lo Stato non solo libera un terreno, ma lancia un messaggio chiaro: non esistono zone franche. La riconversione di questo spazio in bene comune è il tributo più alto che la città possa rendere alle vittime innocenti della criminalità organizzata.

