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Serena Rossi: «Al Verdi la mia “SereNata” per Napoli»

di Marianna Vallone
Il sipario del Massimo cittadino si alza sullo spettacolo ideato e interpretato da una delle artiste più amate dal pubblico
Serena Rossi: «Al Verdi la mia “SereNata” per Napoli»

La notte avvolge Napoli e la musica diventa racconto. È da questa atmosfera sospesa che nasce “SereNata a Napoli”, il nuovo spettacolo ideato e interpretato da Serena Rossi, artista tra le più amate dal pubblico italiano. Un omaggio intenso e personale alla città partenopea, raccontata come luogo dell’anima, tra canzoni, ricordi e suggestioni. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Verdi di Salerno da domani a sabato (alle ore 21) e domenica (alle ore 18). Dopo il debutto teatrale, il progetto proseguirà anche durante l’estate con una data speciale a luglio all’Arena Flegrea di Napoli.

Quando ha sentito per la prima volta il bisogno di raccontare Napoli in questo modo?
Sognavo di fare uno spettacolo di musica tradizionale napoletana: da sempre desideravo volevo portare questo repertorio. A un certo punto, insieme a tutto il gruppo di donne straordinarie che lavorano con me, ci siamo dette che in questo momento ci starebbe stato proprio bene uno spettacolo teatrale. Quindi ho detto loro che avrei voluto fare uno spettacolo su Napoli e, da lì, più di un anno fa ormai, abbiamo iniziato a ragionarci: a scegliere le canzoni e a mettere insieme il gruppo che ha lavorato con me alla scrittura musicale. Abbiamo formato questa squadra e, quando poi abbiamo iniziato a fare le prove, devo dire che è stata una grande emozione. Perché è una mia creatura. Un conto è sognarlo, un conto è realizzarlo: è stato molto emozionante e mi emoziono ogni sera.

Perché ha scelto proprio la forma della “serenata” e del viaggio notturno per raccontare la città?
Perché volevo scongiurare uno spettacolo che fosse un concerto e basta. Concerti sulla musica napoletana ce ne sono tanti, un’infinità, meravigliosi, e il repertorio è sempre più o meno quello. Volevo un po’ distanziarmi da questo tipo di proposta, senza però costruire un racconto vero e proprio. Non volevo dare la sensazione di uno spettacolo che inizia e non ha mai fine, anche in maniera un po’ sconclusionata. Volevo dare proprio una scrittura. Quindi l’idea di una serenata – che è un atto d’amore nei confronti di una donna, per la propria amata, in questo caso di una città – ci sembrava perfetta. Anche per il gioco di parole con il mio nome, abbiamo trovato questo fil rouge e abbiamo sviluppato lo spettacolo come se si svolgesse durante una notte, quindi lungo tutta una nottata. Infatti, alla fine dello spettacolo anche le luci cominciano a virare verso il rosso, perché è come se stesse albeggiando.

C’è una canzone nello spettacolo che sente più sua?
Ci sono tanti momenti che sono legati a me, ma anche alla mia famiglia e alla storia della mia famiglia. C’è una canzone in particolare che si intitola “Uocchie c’arraggiunate”, brano che ho cantato con Nicola Piovani ne “Il treno dei bambini”, il film di Cristina Comencini. La storia racconta l’iniziativa delle donne comuniste di Napoli che, nell’immediato dopoguerra, organizzarono viaggi in treno per portare al Nord bambini orfani o provenienti da famiglie molto povere. Lì venivano ospitati per alcuni mesi da famiglie, soprattutto in Emilia-Romagna, e molti furono poi adottati definitivamente. Anche mia nonna Concetta, a sei anni ha preso uno di quei treni ed è andata vicino Modena, per tre mesi. Ammetto che quando canto questa canzone mi emoziono moltissimo e mi scende anche la lacrima. Tra l’altro questa è stata la canzone preferita di Eduardo e di Luca De Filippo, ed è la canzone che mio nonno Giuseppe dedicava a mia nonna.

In questa relazione intensa che ha con il pubblico: cosa spera che gli spettatori portino con sé dopo aver visto lo spettacolo?
Un racconto di una città fuori dagli stereotipi, pieno di amore e aneddoti curiosi. Spero portino a casa una visione più larga e diversa per alcuni aspetti di Napoli. Di ironia, leggerezza e grande emozione.

Se dovesse descrivere Napoli con una sola immagine?
Napoli è mamma. Abbraccia i suoi figli.

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