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Salerno: «Alfonso Gatto era una “voce” fuori dal coro»

di Stefano Pignataro
II direttore del Centro di Unisa dedicato all’intellettuale: «A 50 anni dalla morte il suo pensiero è ancora attuale»
Salerno: «Alfonso Gatto era una “voce” fuori dal coro»

La sua città dalla “rima d’eterno” non lo mai dimenticato e non ha smesso di celebrarlo. Così, a 50 anni dalla morte del poeta, Salerno celebra Alfonso Gatto con lo studio dei suoi testi ma anche rendendo onore al legame e alla sinergia esistente tra il poeta e la società civile. Diversi appuntamenti previsti in questi giorni, a cura della Fondazione omonima, del Centro interdipartimentale afferente al Dipsum Unisa, culminanti oggi e domani presso la Galleria “Il Catalogo” con 50 tra giornalisti, intellettuali, accademici e appassionati che rileggeranno i suoi versi tra le mura di uno spazio espositivo fondato da Lelio Schiavone, da poco scomparso, “dove l’arte e la cultura trovarono un luogo critico dove germogliare.” Tra gli studiosi del poeta de “La piaggia dei poveri”, l’italianista Vincenzo Salerno dell’Università di Salerno.

Uomo e intellettuale dalla vita «così libera e indipendente». Il Premio Nobel Montale così definiva Gatto, poeta sensibile e umano. Riconosce in questi aggettivi montaliani la caratura del poeta salernitano?
Agli aggettivi – appropriatissimi – che Eugenio Montale utilizza per descrivere la vicenda biografica di Alfonso Gatto aggiungerei anche quanto il poeta ligure detterà per l’epigrafe sulla tomba dell’amico poeta salernitano: «Ad Alfonso Gatto per cui vita e poesia furono un’unica testimonianza d’amore». Poesia e libertà – di pensiero, nella politica, nell’arte e nella letteratura – rappresentano due emblematiche costanti intellettuali; le testimonianze più vere di una coerente scelta di vita.

È stato scritto che Gatto si sentisse intimamente uno sconfitto, un “disarmato della vita e della Storia”, la cui arma è stato solo e sempre la parola e la poesia. Una poesia, “Le vittime” ce lo conferma. Vi sono altri componimenti che richiamerebbero questa condizione esistenziale e umana?
La vita di Gatto non fu affatto facile, per ragioni diverse: tormentate vicende affettive, i continui spostamenti – non a caso ritorna spesso l’epiteto di “poeta con la valigia” – e i diversi domicili (Milano, Venezia, Firenze, Roma); la precarietà e i diversi mestieri (giornalista, professore, pittore) a corredo della scrittura poetica e della narrativa in prosa; il complicato rapporto con la “Storia” della sua contemporaneità biografica: l’antifascismo prima, il dissenso e l’abbandono del P.C.I successivamente, l’essere stato sempre una voce fuori dal coro (sempre motivata e mai di circostanza) rispetto alle storture politiche del tempo. Più che di “disarmo” parlerei piuttosto di “disincanto” del poeta che, però, non abbandonerà mai la traccia d’impegno civile – come succede in tante liriche della raccolta “La storia delle vittime. Poesie della resistenza” (da cui anche la citata poesia “Le vittime” è tratta) – altra costante stilistica della sua cifra poetica.

Nella poesia di Gatto la critica ha ritrovato ispirazioni e influenze rimbaudiane ma anche di Pascoli con un’attenzione particolare al crepuscolarismo. Da critico letterario riscontra anche l’illustre tradizione dei contemporanei di Gatto quale Montale, Ungaretti, Quasimodo e Saba?
La poesia di Alfonso Gatto non può essere avulsa dai movimenti letterari italiani primonovecenteschi (ed è sicuramente il caso dell’Ermetismo) così come pure dalle nuove istanze di gusto poetico che provenivano dalla lettura di autori stranieri. Si commetterebbe però un errore se si cercasse di ricondurre l’originalissima – e non obbligatoriamente classificabile – forma lirica gattiana a una sola corrente (o scuola o tradizione). È indubbio, invece, che il confronto con i suoi contemporanei Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo e Umberto Saba, ma anche Mario Luzi, Piero Bigongiari, Leonardo Sinisgalli e Vittorio Sereni pesò parecchio. E a questi nomi però aggiungerei anche i proficui rapporti con i pittori e quanto la pittura tornasse nella poesia: si pensi, ad esempio, all’amicizia con Renato Guttuso o alla raccolta di versi “Rime di viaggio per la terra dipinta”. Gatto, infine, fu sicuramente attento alla marca poetica e alla produzione narrativa della cosiddetta “letteratura meridionale”; un’esperienza a lui coeva ma che come già detto precedentemente per ragioni d’ordine storico e di temi, deve essere intesa come una delle tante e diverse fonti di confronto e d’ispirazione della sua opera.

In questi anni quale è stata la linea di ricerca e di studio che ha caratterizzato il Centro interdipartimentale di ricerca “Alfonso Gatto” realizzato con il Dipsum dell’Università degli Studi di Salerno?
Credo sia innanzitutto necessario e corretto ringraziare chi mi ha preceduto nella direzione del Centro interdipartimentale di ricerca “Alfonso Gatto”: l’italianista Epifanio Ajello e, insieme con lui, i tanti colleghi che ancora collaborano nell’organizzazione dell’attività scientifica del centro: Paola Aiello, Alberto Granese, Irene Chirico, Rosa Maria Grillo, Rosa Giulio, Massimo Maiorino, Sebastiano Martelli, Carlo Santoli e Stefania Zuliani. Per quest’anno – sostenuti dal rettore Virgilio D’Antonio e dal direttore del DipSUm Carmine Pinto – stiamo organizzando un convegno di studi dedicato alla figura di Alfonso Gatto, con studiosi, poeti e artisti provenienti dall’Italia e dall’estero.

Come pensa la città di Salerno abbia onorato la memoria del suo più grande poeta?
La memoria di Gatto a Salerno è portata avanti dall’opera assolutamente meritori di Filippo Trotta. Alla stessa maniera, lodevolissimo è l’impegno di un profondo conoscitore e studioso di Gatto, qual è il giornalista Marcello Napoli che sta, proprio in questi giorni, coordinando le riprese del docufilm sul poeta salernitano. Ancora, non si può non ricordare la generosa disponibilità, per la realizzazione di incontri e reading poetici, dimostrata da Antonio Adiletta. Non dispero che a questo elenco si possano presto aggiungere anche le proposte del Comune di Salerno e delle scuole salernitane.

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