C’è un istante preciso in cui il tempo smette di scorrere e diventa un battito. Anzi, un battito mancato. Per Vincenzo Andretta, infermiere e docente universitario, quell’istante è arrivato la mattina di domenica 22 febbraio. Una data che oggi, dal salotto di casa sua, racconta con la voce di chi sa di aver ricevuto un regalo inaspettato. La sua non è solo la cronaca di un’emergenza medica, ma il manifesto di una sanità che resiste, che porta a casa risultati nel silenzio e che, invece, troppo spesso finisce sotto i riflettori solo per le ombre, mai per le sue luci abbaglianti.
Erano le nove del mattino quando Vincenzo, 53 anni, ha varcato la soglia del Pronto soccorso dell’ospedale “Ruggi” di Salerno. Sentiva che qualcosa non andava, un malessere profondo. Al triage, la realtà è emersa con la freddezza di un monitor: 40 battiti al minuto. Un cuore che stava stancamente rallentando, fino quasi a fermarsi. «Il Pronto soccorso, nonostante fosse domenica, era pienissimo di persone. Non c’era uno spazio libero disponibile», ricorda Andretta, descrivendo quel formicaio umano che spesso alimenta le polemiche. Eppure, in quel caos totale, la “catena” della sopravvivenza era già oliata. «La dottoressa in servizio ha visto i miei tracciati e, in dieci minuti, mi ha spostato fra i codici rossi. In un attimo mi hanno applicato un pacemaker esterno e dato dei farmaci stimolanti. Il cuore ha iniziato a riprendersi».
Ma la battaglia era appena iniziata.
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«Al Ruggi di Salerno sono passato dalla morte alla vita»
La storia di Vincenzo Andretta, arrivato in ospedale con 40 battiti al minuto: i medici del Pronto soccorso e della Torre lo salvano

- Pubblicato il 5 Marzo 2026
- Tags: buona sanità, pronto soccorso, ruggi, salerno, torre cardiologica, vincenzo andretta
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