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Salerno, tunnel senza fine: altra proroga al cantiere

di Eleonora Tedesco
Slitta ancora il completamento del collegamento fra Trincerone e via Santi Martiri. Ok alla ditta per la consegna a maggio: l’opera accumula un anno di ritardo
Salerno, tunnel senza fine: altra proroga al cantiere

Quasi un anno fa, esattamente il 28 febbraio del 2025, inaugurando i nuovi parcheggi a Fratte, l’ex assessore alla Mobilità, Rocco Galdi, dichiarò che i lavori del sottopasso di via Dalmazia per il collegamento con il Trincerone «sarebbero stati completati entro luglio». L’estate dello scorso anno è passata e sono passati molti altri mesi, facendo saltare completamente il cronoprogramma annunciato dal già assessore. E l’opera è destinata a diventare infinita: il nuovo termine dei lavori per il tunnel, infatti, è fissato per il 15 maggio. Insomma, ci sarà ancora da fare i conti con i disagi per la mancanza della nuova infrastruttura e, soprattutto, per il restringimento della carreggiata della strada nel cuore del centro, già senza ostacoli molto congestionata.

Il primo slittamento dei tempi sulla consegna dell’opera era stato stabilito con una determina che fissava la data di ultimazione a ieri, cioè al 26 febbraio. La Eurosaf, ditta che si è aggiudicata l’appalto, ha chiesto una proroga di 90 giorni, fino al prossimo 24 maggio. Ma l’ok è arrivato per 78 giorni: il cantiere dovrà essere terminato entro e non oltre il 15 maggio. Una proroga che viene motivata «da cause indipendenti dalla volontà della ditta appaltatrice». In realtà, oltre che dalla complessità delle lavorazioni che hanno richiesto anche l’impiego di un particolare tipo di scavatore, molti mesi sono stati persi perché la ditta appaltatrice ha dovuto fare i conti con un’interdittiva antimafia, poi bloccata dai giudici. Ma è tutto l’insieme dell’opera che, fin dall’inizio dell’iter procedurale ha avuto tutta una serie di battute d’arresto, anche perché i fondi che erano stati destinati ai parcheggi di via Dalmazia, inizialmente, sono stati dirottati su altri interventi perché la progettazione era troppo indietro, salvo poi far rifinanziare l’intervento con un’altra tornata di finanziamenti.

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