C’è chi rincorre il successo e chi lo costruisce giorno dopo giorno, nota dopo nota. Mattia Villano, in arte Noya, classe 2003, originario di Roccapiemonte appartiene alla seconda categoria. È una delle figure più solide e promettenti della nuova generazione di producer italiani. La sua non è una storia di hype improvviso, ma di disciplina, studio e visione coltivati fin dall’infanzia. Figlio di Ciro Villano – attore, regista, produttore e sceneggiatore – cresce in un ambiente artistico, ma la musica per lui è una vocazione personale, quasi istintiva. A tre anni inizia a suonare il pianoforte, mostrando un orecchio assoluto e una naturale capacità di riconoscere e riprodurre le armonie. Studia anche violino, sviluppando rigore tecnico e sensibilità melodica.
A 11 anni entra nella formazione musicale dell’Istituto Comprensivo “Mons. Mario Vassalluzzo”. La sua bravura non passa inosservata: emerge una maturità musicale rara, una capacità di comprendere le dinamiche d’insieme e non solo di eseguire. Già allora non si limita a suonare: vuole capire come è costruita la musica, smontarla e ricomporla. La madre, Concita Califano, lo definiva affettuosamente «il bambino con la chitarra in mano», uno strumento che amava profondamente e che si aggiungeva al pianoforte e al violino. Poco più che adolescente trascorreva intere giornate chiuso nella sua stanza a studiare, provare, comporre. Una dedizione che, da madre, inizialmente la preoccupava. Finché un giorno Mattia le disse con semplicità: «Mamma, io sono felice con la mia musica». Una frase che racchiude l’essenza del suo percorso. Noya sceglie la via accademica e si laurea a 21 anni in Composizione di Musica Elettroacustica al Conservatorio “Martucci” di Salerno. Una scelta che definisce il suo stile: scrittura, ricerca sonora, orchestrazione e sperimentazione digitale convivono in un equilibrio tra classico e contemporaneo.
In studio lavora prima sulle armonie al pianoforte, poi costruisce il beat. Cura i dettagli con attenzione quasi maniacale, ma senza perdere immediatezza ed emozione. Dalla scena napoletana con Francesco Da Vinci, Cecchy e Hal Quartier, arriva rapidamente ai crediti con LDA e Aka 7even. Firma un contratto di publishing con Thaurus e di co-publishing con Junior K, entrando stabilmente in uno dei network creativi più influenti del panorama italiano. Con il brano “Poesie Clandestine”, insieme a LDA e Aka 7even, approda al Festival di Sanremo, diventando tra i producer più giovani legati alla kermesse.
Dopo l’esibizione della prima serata, in molti hanno sottolineato il valore musicale del brano: non è passato inosservato l’accordo finale in la bemolle minore settima più, scelta armonica raffinata che ha colpito addetti ai lavori e pubblico. Decisiva anche la collaborazione con Kid Yugi nell’album “Anche gli eroi muoiono”: firma quattro tracce Eroina, Amelie, Chuck Norris e Per te che lotto – contribuendo a un progetto che debutta al primo posto Fimi. Riservato e concentrato, più interessato allo studio che ai riflettori, Noya rappresenta un equilibrio raro tra disciplina classica e sensibilità urban. È il simbolo di una generazione che dimostra come studio, radici e passione autentica possano fare la differenza.

