Slitta al 20 aprile la decisione sul processo d’appello relativo al crac Ifil, la società incaricata della riconversione dell’ex Pastificio Amato di Mariconda. La data fissata arriva a ridosso della scadenza per la presentazione delle liste in vista delle imminenti elezioni amministrative e dovrebbe coincidere con l’ultima udienza del procedimento di secondo grado.
Tra gli imputati figura anche Piero De Luca, assolto in primo grado dall’accusa di essere “socio occulto” della società riconducibile a Mario Del Mese, che ha già patteggiato la pena insieme a Vincenzo Lamberti.
Le accuse e la sentenza di primo grado
L’inchiesta riguarda il fallimento della Ifil, società che avrebbe dovuto curare la trasformazione dell’ex stabilimento industriale. La Procura aveva ipotizzato una serie di benefici indebiti, in particolare biglietti aerei per il Lussemburgo che sarebbero stati pagati con fondi distratti dalla società.
Nel giudizio di primo grado, la difesa di De Luca – rappresentata dal professor Andrea Castaldo – era riuscita a dimostrare il rimborso dei titoli di viaggio e l’estraneità dell’imputato alla gestione societaria. Da qui l’assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Il processo d’appello e la richiesta della Procura
La sentenza di primo grado è stata impugnata dalla Procura. In appello, la pubblica accusa ha chiesto una condanna a due anni di reclusione per il parlamentare dem. Nella requisitoria, l’accusa ha ribadito la tesi del coinvolgimento indiretto nella gestione della società.
Ieri è intervenuto nuovamente il difensore Castaldo, sottolineando l’esiguità delle contestazioni e la sproporzione tra i fatti addebitati e le accuse di bancarotta, chiedendo la conferma dell’assoluzione.
Le posizioni degli altri imputati
Nel corso dell’udienza sono state discusse anche le posizioni degli altri imputati. Per l’ex amministratore della società, Luigi Avino, la difesa – rappresentata dall’avvocato Luigi Gargiulo – ha chiesto l’assoluzione a fronte di una richiesta di condanna a due anni e sei mesi.
È intervenuto anche Mariano Salvio, legale di Giuseppe Amato junior, unico condannato in primo grado a due mesi, chiedendo la riforma della sentenza con l’assoluzione del proprio assistito.
Nuova udienza e rinvio della decisione
La Corte ha disposto ulteriori acquisizioni documentali, rinviando la decisione finale al 20 aprile. La sentenza riguarderà anche altri due imputati per i quali l’accusa aveva chiesto la condanna: Emilio Ferraro (due anni e sei mesi) e Valentina Lamberti (un anno e quattro mesi).
Il verdetto atteso a primavera chiuderà una vicenda giudiziaria che intreccia profili politici e imprenditoriali, con possibili ripercussioni anche sul piano dell’immagine pubblica in un momento politicamente delicato.

