Divampa la protesta degli ex comuni montani esclusi in base alla riforma voluta dal ministro Roberto Calderoli che ha introdotto nuovi parametri che fissano soglie rigide e non tengono conto della marginalità socio-economica, della carenza dei servizi e dell’isolamento territoriale che caratterizzano molte aree interne.
La maggior parte dei Comuni campani declassati ha un reddito pro capite inferiore alla media nazionale e nel 50% dei casi i residenti vivono in condizioni di vulnerabilità molto alta (9 e 10 decile), secondo l’ultimo rapporto Istat sulla fragilità dei Comuni italiani. Nemmeno la modifica adottata le settimane scorse è riuscita a calmare gli animi, perché nel Salernitano, che in Campania ha pagato il prezzo più alto, rispetto ai 72 “tagli” sono rientrati nella “lista” 33 Comuni, ma ne sono restati fuori ben 39.
In questo clima d’incertezza parte all’attacco l’Unione nazionale comuni enti montani (Uncem), attraverso il presidente della sezione della Campania, Enzo Luciano. «Da un anno e mezzo Uncem dice al Governo – evidenzia Luciano – che la riclassificazione dei Comuni montani italiani andava evitata».

