Stalking e lesioni ai danni dell’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Anche per questi reati l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia è stata rinviata a giudizio dal gup di Roma che ha fissato il processo al prossimo 6 ottobre. Al termine di una camera di consiglio durata poco meno di un’ora il giudice ha sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio a carico della donna, che era presente in aula, che comprende anche le accuse di interferenze illecite, diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di alcuni eventi. L’ex ministro afferma che per questa vicenda ha affrontato «un anno di profonda sofferenza, ho subito un’onda di violenza inaudita. Si sta capendo chi era la vittima e chi il carnefice».
Il procedimento era stato avviato per l’esposto di Sangiuliano arrivato poche settimane dopo il caso esploso intorno alla mancata nomina dell’imprenditrice a consigliera del Mic. Un terremoto costato la poltrona all’attuale corrispondente da Parigi per la Rai finito anch’egli sotto indagine per le accuse di peculato e rivelazione del segreto d’ufficio. Filone questo poi archiviato. Nel capo di imputazione relativo allo stalking a carico dell’imprenditrice i pm scrivono che l’indagata «con condotte reiterate ossessive e di penetrante controllo della vita privata, professionale e istituzionale rivolte verso Sangiuliano… causava un perdurante e grave stato di ansia e paura che si estrinsecava in un forte stress, un notevole dimagrimento, pensieri suicidi, in modo tale da costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita, compromettendone la figura pubblica, inducendolo a rassegnare le dimissioni dalla carica istituzionale».
Boccia, si legge nelle carte dell’indagine «chiedeva dapprima velatamente e poi in modo sempre più esplicito di lavorare insieme con nomina fiduciaria del Ministro, al fine di giustificare la presenza quotidiana presso gli Uffici ministeriali, contestualmente ponendo in essere azioni volte a screditare i suoi collaboratori più vicini, con progressivo isolamento, ed avanzando continue richieste di essere portata a conoscenza dei colloqui istituzionali o con il proprio staff». Secondo la Procura di Roma, l’imprenditrice «effettuava plurime pressanti richieste di consegnarle il telefono cellulare, utilizzato dal Sangiuliano anche per i contatti istituzionali, per ispezionarlo, anche pretendendo la consegna di password o comunque lo sblocco delle applicazioni e imponeva all’allora ministro di non portare la fede nuziale e, infine, sottraendola».
Infine il reato di lesioni aggravate è legato a quanto avvenuto a Sanremo la notte tra il 16 e il 17 luglio quando Boccia, secondo la denuncia, avrebbe colpito Sangiuliano ferendolo alla testa. Una ferita poi immortalata dallo stesso ex ministro in una foto. «Questa è una prima verità giudiziaria, netta e chiara», commentano i legali dell’ex ministro e della moglie Federica Corsini, Silverio Sica e Giuseppe Pepe. I legali di Boccia, gli avvocati Francesco Di Deco e Saverio Sapia, affermano di «non comprendere come sia possibile la configurazione dello stalking con la potestà che aveva Sangiuliano di interrompere quando voleva questo rapporto».

