Il parco dell’Irno riapre dopo l’incendio divampato nel deposito accanto alla fornace ma le indagini per chiarire le cause del rogo sono ancora tutte avvolte dal fumo: dai primi riscontri e dagli elementi raccolti dalla polizia municipale, infatti, si escluderebbe la matrice dolosa dell’incendio che sarebbe stato provocato in maniera accidentale. Ma si tratta ancora di indagini parziali: per avere risposte più chiare, infatti, si dovrà attendere che Arpac, Asl e – soprattutto – vigili del fuoco consegnino i rispettivi rapporti. Se il dolo fosse definitivamente escluso, allora verrebbe meno anche il sospetto che l’incendio sia stato appiccato per bruciare e far sparire le centinaia di mascherine per l’emergenza Covid che erano state destinate alle scuole e che, invece, sono finte accatastate nel deposito del parco dell’ex Salid.
E proprio per dissipare il “giallo” delle mascherine si è mossa in questi mesi la commissione Trasperenza guidata dal consigliere de “La Nostra Libertà”, Antonio Cammarota, che ieri ha convocato il comandante della polizia municipale, Rosario Battipaglia, per fare il punto sulle indagini e, soprattutto per comprendere per quale motivo l’area dove erano accatastate le mascherine non è stata interdetta ma semplicemente transennata. «Per il Comune non c’erano mezzi e tempi necessari per una migliore messa in sicurezza che prevenisse l’incendio», riferisce Cammarota al termine della commissione. «Il comandante Battipaglia ha detto che l’area era stata messa in sicurezza ma compatibilmente con i mezzi, con gli strumenti e anche con i tempi che una macchina comunale farraginosa e obiettivamente carente come la nostra poteva mettere in campo. E, in effetti, erano state apposte delle transenne ma probabilmente sarebbero stati necessari altri strumenti come cancellate, new jersey ma non è stato possibile farlo, per mancanza di tempo e di strumenti, in particolare dell’ufficio Patrimonio del Comune».

