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Stefano Accorsi: «Il mio Ulisse è personaggio universale»

di Stefano Pignataro
L’attore da domani a domenica sarà in scena al Verdi con “Nessuno”: «Lo spettacolo vuole provocare emozioni»
Stefano Accorsi: «Il mio Ulisse è personaggio universale»

Stefano Accorsi va in scena da domani a domenica con “Nessuno – Le avventure di Ulisse”, un testo di Emanuele Aldovrandi per la regia di Daniele Finzi Pasca, al Teatro Verdi di Salerno. Accorsi accompagna lo spettatore in uno straordinario viaggio nella psiche, nell’animo di uno dei personaggi più analizzati della mitologia greca. Eroe antico, moderno e contemporaneo, Ulisse rappresenta inquietudini, pulsioni e passioni che hanno perennemente abitato la personalità dell’uomo.

Accorsi, un testo in cui la parola è centrale, essenziale. La parola è la prima arma di Odisseo. La parola che, insieme al corpo, «scaglia immagini, come un arco, negli occhi degli spettatori» come afferma il regista Finzi Pasca. “Ulisse” sarà anche uno spettacolo intensamente visivo?
Il teatro è fatto di corpo, oltre che di parola. Volevamo concepire uno spettacolo teatrale. Abbiamo scritto questo testo con il giovane drammaturgo Emanuele Aldovrandi e con il regista teatrale Daniele Finzi Pasca, un professionista eclettico che ha lavorato anche con il Cirque du soleil, dunque un professionista anche della tridimensionalità . Sono amante del teatro dove il corpo serve a raccontare il personaggio. Ci siamo concentrati sul personaggio di Ulisse, personaggio che tendiamo a mettere su un piedistallo come tutti i personaggi della classicità. Ulisse è un personaggio reinterpretato diverse volte da Dante, Joyce, Kubrik, i fratelli Cohen, un personaggio che ha continuato a vivere attraverso il racconto e Ulisse si racconta tantissimo come avvenne con i Feaci. Volevamo sia dare l’idea che l’immortalità, in buona parte nasce anche dal racconto e anche toglierlo dal piedistallo. Finzi Pasca, ha pure una formazione di clownerie: il clown ci fa ridere perché consegna la fragilità umana e dunque abbiamo cercato di rendere questo personaggio moderno in questo senso. Credo che le reazioni del pubblico ci dicano che è un personaggio che fa ridere, sorridere e che poi emoziona. Dunque un personaggio in cui ci si può riconoscere.

Finzi Pasca attua la similitudine delle tazzine della nonna: le tazzine del servizio buono, generalmente, non vengono mai adoperate e si lasciano nella vetrinetta venendo adoperate quelle sbocconcellate. Incollando frammenti di tazzine buone rotte e quelle che quando si spaccano «svelano l’umanità che dovrebbero avere gli eroi» ci si domanda se Odisseo facesse parte del “servizio buono” o di quello che si usava tutti i giorni. In quale componente Ulisse è, allora, un personaggio contemporaneo? Quale elemento della sua personalità, secondo Lei, non è stato ancora esplorato?
Penso che sia stato molto esplorato in tanti elementi. A me ciò che ha sempre affascinato è stato anche il fatto che Ulisse non voleva fare la guerra di Troia; si finge pazzo per non andare ma viene scoperto e costretto ad andare. È un valoroso combattente ma, allo stesso tempo, non considerava quella guerra giusta, non sua. La fa lo stesso. Un uomo che vede e fa atrocità ma senza volerlo. Un tasto che a noi ha toccato molto. Il dialogo continuo con Penelope ne è un esempio.

Un classico contemporaneo…
Attenzione, però. Non abbiamo “attualizzato” Ulisse. Noi abbiamo rispettato l’universalità di questo personaggio e abbiamo portato in scena il suo essere oltre il momento storico e oltre il tempo. Il teatro fonda le epoche storiche. È personaggio universale perché reinterpretabile.

Carmelo Bene, parlando dell’Ulisse di Joyce, disse che gli aveva cambiato la vita. Interpretare Odisseo l’ha cambiata?
I grandi classici parlano di noi, di cosa è nostro. Questa regia tocca la nostra anima, di un uomo e una donna che si animano. Gli spettacoli di Finzi Pasca mi toccano sempre, riescono a dare importanza alle cose semplici della vita ma basilari: il rapporto e il dare attenzione all’altro.

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