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Napoli, dimissioni da sindaco di Salerno senza rancori: «Niente pressioni esterne»

di Alessandro Mosca
Napoli si ritrova nel suo ultimo giorno senza il “cerchio magico”: «È la politica, non ci sono sentimenti»
Napoli, dimissioni da sindaco di Salerno senza rancori: «Niente pressioni esterne»

Ore 10.17: è il momento del Big Bang. Dopo aver attraversato a braccetto con Felice Marotta l’intero corridoio al secondo piano di Palazzo Guerra, solcando le maioliche che dalla Sala della Giunta conducono alla stanza del primo cittadino, Vincenzo Napoli muove il capo. Accenna un sì: conferma che tutto sta per finire. È una delle sue ultime istantanee da sindaco di Salerno, prima di far calare ufficialmente il sipario sul suo mandato – al netto dei venti giorni per possibili ripensamenti previsti dal Testo Unico per gli Enti Locali – venti minuti dopo le 13 quando consegna all’Ufficio Protocollo la sua lettera di dimissioni.

Poco più di tre ore che Napoli vive con la serenità di chi sa di aver dato tutto, probabilmente troppo. E con quella signorilità che ha sempre contraddistinto, diventata – come lui spesso ama ripetere – una «stella polare» del vivere quotidiano. Ma è anche una mattinata che trascorre senza la vicinanza di chi, negli ultimi dieci anni, ha condiviso quest’esperienza. Nel momento del Big Bang, Napoli si volta e non trova il “cerchio magico”: quel nugolo di personaggi legati alla politica cresciuti sotto la sua ala protettiva (e, soprattutto, offuscati dall’ingombrante ombra di Vincenzo De Luca) gli resta distante. Assessori, consiglieri comunali, aspiranti uomini-immagine non si vedono a Palazzo Guerra. Chi c’è, lascia presto il Municipio o fa di tutto per non farsi notare. Per molti di loro non è il momento dei ricordi: è tempo di campagna elettorale.

Un uomo solo al comando, dunque, nel giorno forse più difficile della sua carriera politica. Fino all’ultimo, però, Napoli trova al suo fianco chi lo sempre accompagnato dietro le quinte, come la segretaria generale Ornella Menna e la portavoce Francesca Blasi. Persino i giornalisti – a cui dedica un accorato ringraziamento per la lealtà dimostrata negli anni – vivono questa giornata campale con un’empatia ben diversa rispetto a chi, nel giorno del Big Bang, dà vita a una sorta di fuggi fuggi generale. «È la politica, non c’è spazio per i sentimentalismi», dice Napoli un quarto d’ora dopo le 14 quando esce dalla sua stanza e s’avvia – pur senza più alcun obbligo formale – a presenziare a un convegno medico nel Salone dei Marmi. Dovere istituzionale di un sindaco fino all’ultimo fin troppo ligio ai suoi doveri.

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