Qulache minuto dopo le 13, dall’ufficio del sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, esce un dipendente comunale con un foglio in mano. Alle 13.21 quel foglio viene protocollato con il numero 11.867. Su quel foglio ci sono scritte poche righe per ringraziare e per spiegare le ragioni di quel passaggio che tutti s’attendevano: il primo cittadino ha rassegnato le dimissioni. Mentre resta nel suo studio, la lettera arriva alla segretaria generale, Ornella Menna, e poi – dopo meno di un’ora – viene inoltrata al presidente del Consiglio comunale, Angelo Caramanno, e al prefetto Francesco Esposito. Tanti passaggi per ufficializzare la notizia che circolava ormai da mesi e diventata sempre più insistente nelle ultime settimane. Poche righe, quasi un telegramma, per congedarsi dopo dieci anni alla guida della città.
«Ritengo sbagliato – scrive nella missiva in cui ha certificato l’addio – spendere questo scorcio di consiliatura in un’ordinaria amministrazione. Si sono determinati nuovi scenari politici che impongono mutamenti radicali e una rinnovata spinta propulsiva e progettuale». Poi, l’ultimo pensiero, con il ringraziamento ai suoi elettori. Con l’ufficialità delle dimissioni, adesso, incomincia il conto dei venti giorni che sono concessi dal Testo Unico degli Enti Locali per revocarle. Giunta e Consiglio resteranno in carica per l’ordinaria amministrazione fino a quando, diventato irrevocabile l’addio (il prossimo 5 febbraio), verrà emesso decreto del presidente della Repubblica che scioglie il Consiglio comunale. A quel punto, quindi, sarà nominato un commissario prefettizio che dovrà traghettare il Comune a elezioni anticipate, probabilmente già a maggio.

