Giuseppe Cannella, ex direttore sportivo della Salernitana, ha analizzato con “la Città” il momento vissuto dai granata soffermandosi anche sul mercato, su mister Raffaele e sulle differenze tra il calcio di oggi e quello del passato:
Lo 0-0 col Cosenza chiude le porte al sogno B diretta?
Il campionato è equilibrato e i valori si stanno delineando. Benevento e Catania hanno più continuità di Salernitana e Cosenza. Il girone C è piuttosto complicato, con pressioni superiori agli altri due raggruppamenti. Avere un anno in più alle spalle per impostare la risalita è un vantaggio, anche per questo non sottovaluterei la Casertana che rappresenta una piacevole sorpresa.
Che idea si è fatto della Salernitana? La tifoseria è scettica…
Conosco benissimo la piazza di Salerno. Altri tempi, altro calcio. La Salernitana sembra il Catania dell’anno scorso: grandi ambizioni, ottimo avvio e poi discontinuità e calo progressivo. Ambientarsi in C dopo una retrocessione non è mai semplice, anche perché in estate c’è stato l’obbligo di allestire una rosa competitiva cedendo contestualmente tutti gli esuberi. Si fa fatica a trovare la mentalità giusta, anche sul mercato si complica tutto quando sullo stesso obiettivo si fiondano realtà come Vicenza o Brescia che sono pronte a investire.
Un rischio aver scelto un tecnico non abituato a queste pressioni?
Considerazione giusta. Nulla contro Raffaele, allenatore che nel recente passato ha fatto bene, ma le pressioni cambiano quando devi vincere per forza. Il Benevento ha puntato su un giovane come Floro Flores come accaduto ad Avellino con Biancolino, ma parliamo di un professionista che già lavorava per la società. Buscè è emergente, ma l’anno scorso ha vinto la coppa Italia a Rimini. L’esperienza fa sempre la differenza. Toscano ha conquistato la promozione a Novara, a Reggio Calabria, a Cesena. Evidentemente tra Faggiano e Raffaele c’è un ottimo rapporto e ha ritenuto che fosse un tecnico pronto per Salerno a prescindere dal palmares. Io portai Sonzogni, Rossi e Colomba che non avevano un passato ruggente e sappiamo tutti quante soddisfazioni ci siamo tolti.
Come mai un mercato così a rilento?
Tempo fa dissi che fu un errore cedere Bonazzoli e oggi non ho più rapporti con Petrachi. Proprio per questo premetto che non voglio fare polemica. Faccio un discorso generale: anche l’anno scorso la Salernitana ha adottato una politica simile, con rivoluzione totale e via-vai di giocatori. Sappiamo tutti come sia andata a finire. Assimilare 22-23 calciatori nuovi assieme sarebbe difficile anche per il più grande maestro di calcio. Sarebbe stato miracoloso ritrovarsi ancora più in alto in condizioni del genere. Io avrei puntato su giovani interessanti con qualche elemento d’esperienza, Salerno è una piazza che nessuno rifiuta e non è detto servano risorse economiche esagerate.
Aver messo in discussione il mister incide sul mercato?
Il mercato di gennaio è sempre un’incognita, ancor di più se non si sa ancora quale strada prendere con l’allenatore visto che il pareggio, se devi vincere la C, è quasi una mezza sconfitta. E se metti in preventivo un cambio di guida tecnica non puoi non essere condizionato al momento degli acquisti. Faggiano ha ragione a non voler sconfessare le proprie scelte, ma ora Benevento e Catania hanno un margine non indifferente e non sono squadre che perdono due partite consecutive. Ci sono i playoff, lì te la giochi. Poi nel calcio può accadere di tutto.
Cosa pensa del calcio moderno?
Chi faceva il giornalista non può gestire una categoria professionistica non avendone l’esperienza. Ci sono realtà blasonate e tante situazioni che può affrontare solo chi le ha vissute. Il VAR a chiamata, le penalizzazioni, 8-9 minuti di stop…di che parliamo? Se non cambiano le governance non si va da nessuna parte. Gravina interpreta un ruolo istituzionale per motivi politici. Nelle televisioni sportive i commenti e i giudizi vengono affidati a chi il nostro mondo lo ha vissuto. E nel “Palazzo”?.
Dal sogno Cavani a un budget non elevato nemmeno in C. Che è successo?
Sono convinto che Iervolino sia persona professionale, onesta intellettualmente e che ha investito risorse importanti. Chi incontri determina il successo o l’insuccesso di determinate aziende, occorrono collaboratori giusti. Io credo sia un imprenditore di livello, ma è entrato nel calcio dalla stanza sbagliata. Aveva contatti e amicizie che hanno condizionato in negativo il percorso della Salernitana, alla fine ci ha rimesso in prima persona.
Dove la vedremo in futuro?
Nulla contro la serie C, ma non trovo progetti che si sposino con la mia mentalità. Nella mia carriera ho sbagliato pochi giocatori in rapporto qualità-prezzo, ho fatto calcio a certi livelli e ho badato poco ai successi pur togliendomi tante soddisfazioni. Se dovesse arrivare la chiamata giusta, che condivide le mie idee, sono pronto a rimettermi in gioco in B. Ho fatto 18 campionati, ho grande considerazione dei miei colleghi ma sento di poter dare ancora molto. Poi se chiamano Salerno, Perugia o Catania non pesa la categoria.

