Salomon ci aveva provato. Ha tentato di “farsi aiutare a casa sua”. Ma l’unico risultato, dopo anni di tormenti, travagli e speranze è stato quello di ritrovarsi a lavorare scalzo e senza vestiti nel ventre della terra. Ora lavora in una miniera vicina al suo villaggio in Ghana, senza nemmeno l’ombra di strumentazioni per la sicurezza dei lavoratori e con una paga di 20 euro al mese. «Avevo sedici anni – racconta – quando mi dissero che mi avrebbero portato in Spagna, da mio zio. Avevo pochi soldi e una valigia piena di sogni. Ma erano solo bugie. Ci caricarono su dei camion, come animali. Ricordo i volti impauriti, la sabbia che tagliava la pelle, e il silenzio dei più deboli che cadevano lungo la strada. Molti non ce l’hanno fatta e il deserto si è preso le loro vite. Quando arrivammo in Libia, iniziò un altro inferno». Poi il viaggio. «Il barcone non era solo una barca: era il simbolo della nostra speranza, la fragile promessa di una vita degna di essere vissuta. Ma il mare non ha pietà. Ho visto corpi senza vita scivolare nell’acqua, bambini, madri, padri – buttati via come se non valessero più nulla. Sognavo la Spagna, ma sono arrivato in Italia», racconta.
Da quel momento, per Salomon è stato rimpallato tra vari centri di accoglienza fino all’arrivo a Salerno dove riesce a trovare lavoro come cuoco. Ed è anche molto amato dai colleghi ma dei problemi di salute mentale cancellano tutto. Arriva il Covid e Salomon rischia di perdersi. La sua fortuna, però, ha un nome e un volto, si chiama Marinella. Lei, insieme al marito, riescono a farlo curare e sono riusciti a racimolare i soldi per farlo ritornare a casa dalla sua famiglia e a consegnargli un gruzzoletto per aprire una sua attività. «In Ghana mi credevano morto. Quando mi hanno rivisto, le lacrime erano di gioia, incredulità, amore puro. Con l’aiuto di Alì, un mediatore culturale, e grazie alla solidarietà di Marinella e di suo marito Paolo, che hanno raccolto fondi per il mio viaggio, sono potuto tornare a riabbracciare i miei genitori. Quel momento – ricorda – resterà per sempre nel mio cuore. Ma la vita, ancora una volta, ha messo alla prova la mia forza. In Ghana il lavoro è poco, e un uomo senza lavoro perde la sua dignità. Ho provato a fondare una piccola azienda di allevamento di polli, ma non è andata come speravo».
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Il cuore dei salernitani per aiutare Salomon
di Eleonora Tedesco
Il giovane è rientrato in Ghana dopo aver lavorato in città: ora un evento per farlo trasferire in Spagna

- Pubblicato il 30 Novembre 2025
- Tags: salerno, salomon, solidarietà
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