La corsa alla guida della Regione Campania entra nel vivo e Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari Esteri e figura storica della destra salernitana, presenta un programma che punta su temi considerati da lui «decisivi per il futuro della Campania»: sanità, lavoro, giovani, ambiente e sicurezza. Cirielli insiste sulla necessità di una gestione più efficiente, meno burocratica e più vicina ai territori, con particolare attenzione alla provincia di Salerno. In questa intervista affronta i punti chiave della sua proposta amministrativa, spiegando cosa cambierebbe nei primi mesi di governo regionale.
Onorevole Cirielli, lei propone un piano molto ambizioso per la sanità campana. Può spiegare quali strumenti concreti pensa di utilizzare e come garantirà tempi certi e risorse reali per queste misure?
«La sanità è una priorità assoluta. La situazione tra liste d’attesa interminabili, mancanza di personale e pronto soccorso al collasso. Abbiamo un piano serio di rilancio e che prevede il potenziamento dei presìdi ospedalieri anche per le aree interne, l’incremento dei medici di base, il dimezzamento del 50% delle liste d’attesa. Il fondo sanitario nazionale dal 2022 ad oggi e’ stato incrementato di oltre 2 miliardi di euro per la Campania. In più quest’anno la legge di bilancio ha vincolato per la prevenzione in Campania 53 milioni di euro fondamentali, vista la bassissima adesione agli screening in Campania. Spenderemo ogni euro per migliorare la sanità territoriale, potenziare la diagnostica e utilizzeremo i tetti di spesa per l’assunzione di personale, azioni queste mai realizzate , nemmeno dalle regioni che si trovano nelle stessa situazione della Campania, perché senza medici e infermieri non si riusciremo a ridurre le liste d’attesa. In più, istituirò il Garante della Salute, una figura indipendente che monitorerà tempi e qualità delle cure, difendendo i cittadini davanti alle inefficienze. I campani devono tornare a curarsi vicino casa e in tempi dignitosi».
Lei sostiene che i giovani non debbano più essere costretti a lasciare la Campania. Quali strumenti concreti intende mettere in campo per frenare l’emigrazione giovanile e creare opportunità lavorative reali nella regione?
«Ai giovani non servono slogan, servono strumenti. Per questo voglio creare l’Assessorato Next Generation, dedicato esclusivamente a formazione, innovazione e competenze. Rafforzeremo gli ITS, amplieremo i percorsi tecnico-professionali e costruiremo un collegamento stabile con le imprese. Inoltre prevediamo il sostegno per le startup, sportelli per diffondere la cultura d’impresa sostegno alle imprese giovanili che investono in innovazione. Pensiamo anche ad un ufficio dedicato al rientro dei nostri talenti. Il vero punto però sarà legare il mondo della formazione con il mondo del lavoro premiando il merito e le competenze. Perché chi studia deve avere un percorso chiaro e spendibile. La Campania deve diventare la regione italiana dove chi si forma trova lavoro qui, non altrove. Inoltre, utilizzeremo tutti i fondi europei disponibili per sostenere imprese e occupazione e lanceremo il Reddito di Promozione, un sostenimento non assistenzialistico ma formativo per chi studia, si specializza, entra in tirocini o percorsi professionali. Sarà finanziato con risorse europee e accompagnerà il giovane verso il lavoro vero. La politica attiva è sviluppo, non assistenza».
Un dato che denuncia da tempo è che la Regione Campania non è stata in grado di spendere tutte le risorse a disposizione per la crescita e lo sviluppo dei territori.
«La Campania è tra i principali destinatari di fondi nazionali per la coesione, dal Fondo sviluppo e coesione. E anche su questo fronte si registrano ritardi e inefficienze: nel ciclo di programmazione 2021-2027 la Campania ha sottoscritto un Accordo per la coesione ricevendo oltre 4,4 miliardi di euro, ma gli impegni sono fermi al 17,7% ed i pagamenti addirittura al 5,6%. Per dare l’idea di cosa significhino questi ritardi in termini di risorse pubbliche che la Campania riceve e non riesce a mettere a disposizione di cittadini e imprese campani, osserviamo questo dato: dei 12 miliardi di euro programmati nei vecchi cicli di programmazione, dal 2000 al 2020, la Campania è riuscita in oltre venti anni a spendere poco più di 7 miliardi. Dunque poco meno della metà dei fondi FSC programmati dal 2000 al 2020 per il territorio sono ancora lì, fermi».
La proposta di riaprire i termini del condono del 2003 ha sollevato molte discussioni. C’è chi teme che possa incentivare ulteriori abusi edilizi o mandare un messaggio sbagliato. Può chiarire quali criteri intende applicare e quali casi saranno realmente ammessi alla sanatoria?
«Io non difendo i furbi, né chi ha costruito in zone pericolose. Difendo le famiglie che da vent’anni vivono in case costruite per necessità e che non hanno mai potuto regolarizzarsi per colpa della sinistra che in Campania non recepì la norma. La riapertura dei termini della sanatoria del 2003 è dunque un atto di giustizia, una risposta concreta a chi vive sotto la continua minaccia di un abbattimento non per un abuso, ma per una prepotenza. L’emendamento inserito in manovra, infatti, corregge quella stortura e introduce regole moderne ed esclude aree rosse e abusi».
Lei propone un aumento minimo di 100 euro per le pensioni più basse, utilizzando fondi europei. Può spiegare come questa misura si integrerebbe con il sistema nazionale di welfare e come garantirebbe sostenibilità e continuità negli anni?
«Useremo il Fondo Sociale Europeo Plus, che consente interventi a sostegno delle fasce deboli. È una misura legittima e possibile e destinata a coloro che rappresentano la colonna portante della nostra società. Gli anziani che usufruiscono di pensioni minime in Campania sono troppi e vivono in condizioni difficili: garantire loro almeno 100 euro in più al mese significa restituire dignità. Le coperture saranno totalmente trasparenti e pubbliche: i cittadini vedranno come e dove saranno spesi i fondi».
La questione rifiuti e, in particolare, quella delle ecoballe, resta una delle ferite più profonde della Campania. Quali azioni immediate prevede e quali tecnologie intende utilizzare per superare definitivamente questo problema?
«Le ecoballe sono una ferita aperta per la Campania. Dopo anni di annunci da parte della sinistra la verità è che l’80% delle ecoballe è ancora lì. Serve un piano serio, trasparente, con tempi certi e responsabilità chiare e da governatore lavorerò senza sosta per impegnare le risorse stanziate e liberare i cittadini e i territori da questo scempio. Se da una parte vi è la necessità di costruire gli impianti di compostaggio uno dei a servire tutta la Campania, dall’altra parte punteremo a migliorare e potenziare il sistema di raccolta differenziata, i rifiuti non saranno più un cancro sulle nostre terre ma saranno parte integrante di un ciclo virtuoso».
Il tema della sicurezza è stato al centro del dibattito, soprattutto dopo episodi legati a microcriminalità giovanile e degrado urbano. Lei ha parlato di un “modello Caivano” da applicare in tutta la regione. Come immagina di declinarlo nei diversi territori e quali strumenti concreti prevede?
«Il modello Caivano ha funzionato e si basa non solo sulla presenza costante delle istituzioni, ma soprattutto su prevenzione, rigenerazione urbana, sport e cultura come alternative alla criminalità. La Regione sarà un attore delle politiche di sicurezza innanzitutto dando sostegno ai comuni per ampliare gli organici delle polizie locali, formando gli agenti che dovranno collaborare sempre di più con il sistema del coordinamento dell’ordine e della sicurezza provinciale. Potenzieremo videosorveglianza, illuminazione e interventi sulle periferie. La sicurezza non è solo ordine pubblico, è restituire ai cittadini la libertà di vivere i propri territori».
Ha sottolineato piu’ volte l’impegno del governo meloni sulle risorse straordinarie destinate al sud.
«Il Governo Meloni ha stanziato nella legge di bilancio varata dal Consiglio dei Ministri oltre 4 miliardi di euro da impegnare per i prossimi tre anni nella Zes unica del mezzogiorno. Si tratta di stanziamenti straordinari che avranno una ricaduta diretta e indiretta sullo sviluppo e sull’occupazione dei nostri territori».
I Vescovi qualche settimana fa hanno pubblicato un appello ai candidati. Lei ha sostenuto in pieno i loro contenuti.
«Mi ha molto colpito l’appello partito dalla Conferenza Episcopale della Campania, che ha ricordato che votare è un atto di responsabilità e speranza. Da carabiniere e da uomo delle istituzioni sposo in pieno i valori della dottrina sociale della chiesa perché rispecchia i valori che condivido: al centro della nostra società c’è sicuramente lo sviluppo economico, le regole del vivere sociale, ma più di ogni altra cosa c’è l’individuo che va rispettato. E ancora l’attenzione e il sostegno nei confronti delle fasce deboli e di coloro che vivono gravi disagi economici».

