L'INTERVISTA

Provenza avverte Bollini: "Il 4-3-3 di Zeman è unico"

L'ex tecnico della Primavera ai tempi del boemo parla dell'allenatore che lo ha ispirato

SALERNO - «Esistono molti 4-3-3, ma il suo è unico». Dici Zdenek Zeman e a Nicola Provenza gli si illuminano gli occhi. Il tecnico del Pescara rappresenta da sempre un esempio per l’allenatore-medico salernitano che ha avuto modo di conoscerlo e apprendere le sue nozioni tanto da farlo diventare un capitolo della “tesi di laurea’’ da allenatore a Coverciano. Una fonte d’ispirazione continua che non si è affievolita nel tempo. Un maestro superato dall’allievo in un match dimenticato da tutti, un Gela-Foggia 2-1 del 2010 che, probabilmente, ricordano solo in Sicilia. Ma anche Provenza: per lui Salernitana-Pescara di sabato sarà un derby.

Stagione 2001/2002: Zeman diventa l'allenatore granata e Provenza guida la Primavera. Gli incontri sono stati numerosi...

«Gli aneddoti da raccontare sono tanti. Ho avuto la fortuna di poter vivere il ritiro della prim a squadra a Tenna. Le giovanili erano ferme e io in Trentino seguivo tutti gli allenamenti, osservando con un occhio di riguardo i miei ragazzi come Molinaro e Cardinale. Fu un’esperienza formativa incredibile che mi permise di conoscere un grande condottiero».

Tanto da dedicare al boemo una parte della tesi da allenatore.

«Fu un lavoro particolare, feci interviste a personaggi del mondo della comunicazione e del calcio come Mino Favini, Massimo Corcione e Luigi Garlando per comprendere l’im patto del nostro sport sui giovani. E poi c’era Zeman: l’ho sempre considerato un esempio di coerenza in un calderone in continuo cambiamento. È una persona tutta d’un pezzo, un personaggio che merita attenzione e rispetto».

Sbaglia chi considera i suoi m etodi oramai passati di moda?

«Capisco che ci sono molti che lo criticano perché sanno valutare soltanto i risultati. Tanti tecnici dopo 4-5 anni di carriera ad alto livello perdono la bussola, non riescono a mantenere l'equilibrio. Zeman, invece, è giovane nello spirito: conserva il piacere e l’entusiasmo necessario per restare in questo mondo e in ­ segnare ancora calcio. Eppoi esistono molti 4-3-3, ma quello di Zeman è unico».

All’orizzonte, adesso, c’è Salemitana-Pescara. Che partita s’aspetta?

«Sarà una gara spettacolare, senza dubbio. Chi avrà la possibilità di essere allo stadio si divertirà di certo. La Salernitana viene da una sconfitta che ha lasciato l’amaro in bocca perché maturata in una situazione particolare, dove il Carpi è riuscito a capitalizzare l’unica vera occasione avuta mentre i granata hanno sbagliato tanto. Ora, però, non ci sarà bisogno soltanto di un’ottima preparazione tattica della gara: quando si affronta Zeman serve un pizzico d’inventiva, una mossa a sorpresa per cambiare le carte in tavola».

Intanto sull’Arechi spirano venti di burrasca...

«La Salernitana ha tutte le caratteristiche per ben figurare sia sabato con il Pescara che nell’arco dell’intero cam pionato. Però non capisco alcune dinamiche...».

Quali?

«I giudizi così severi su Bollini mi lasciano perplesso. Quando si conferma un allenatore è perché si ha fiducia nelle sue qualità e si ritiene adatto per caratteristiche a un progetto. Non può essere una sconfitta o una prestazione opaca a mutare ogni cosa. Mi sembra che anche in questa stagione calcistica si stia ricalcando un clichet ormai classico da quando hanno la gestione Lotito e Mezzaroma: quel che sta accadendo in queste ore si è verificato anche con Torrente e Sannino».