IL VERDETTO

Morte Pantani, la Cassazione: "Tesi dell'omicidio è improponibile"

I supremi giudici: "Il ciclista si trovava da solo nella stanza del residence"

ROMA - "Legittimamente" il gip di Rimini nel 2016 ha archiviato le indagini sulla morte del ciclista Marco Pantani dichiarando che le prove disponibili "rendevano improponibile e congetturale la tesi dell'omicidio volontario compiuto da ignoti" sostenuta dai familiari del 'pirata'.

Lo sostiene la Cassazione nelle motivazioni che confermano l'archiviazione delle indagini scaturite dalla denuncia contro ignoti presentata dai genitori dell'atleta morto per overdose di cocaina dopo aver collezionato un palmares di 46 vittorie, compresa la 'doppietta' del Giro d'Italia e del Tour de France, impresa riuscita a pochi.

Con questo verdetto - sentenza 52028 relativa all'udienza svoltasi lo scorso 19 settembre - i supremi giudici hanno dichiarato "inammissibili" i ricorsi proposti da Ferdinando Pantani e Tonina Belletti, padre e madre del ciclista nato a Cesena nel 1970, contro il decreto del gip di Rimini del giugno 2016, che aveva messo una pietra sopra la denuncia per "l'infondatezza" dell'esposto presentato nel luglio 2014, un atto con il quale padre e madre sollecitavano la riapertura delle indagini sulla morte del figlio avvenuta nel 2004.

Ad avviso degli 'ermellini', dunque, in maniera del tutto corretta ed esente da vizi, il gip ha valutato "gli indizi a disposizione" che "unitariamente considerati" portavano alla conclusione che Pantani "si trovava da solo nella stanza" del residence 'Le Rose' di Rimini quando morì, il 14 febbraio di tredici anni fa, e che "era impossibile per terzi accedervi".