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Teatro civile a Pagani, il dramma dell’Ilva ora guadagna la scena

Stasera lo spettacolo della rassegna curata da Casa Babylon In “Capatosta” due operai discutono nel reparto Acciaieria 1

PAGANI. Teatro sociale, Ilva, Taranto, morte e lavoro, tragedia e necessità di un futuro, voglia di scappare lasciandosi tutto dietro e attaccamento al poco sostentamento che resta. Nell’ambito della 20esima edizione del Festival di teatro e musica “Scenari pagani” di Casa Babylon, la compagnia Crest presenta un’opera a metà tra il sorriso e la riflessione, “Capatosta”. Stasera, alle 21, lo spettacolo si terrà al Teatro del Centro Sociale di Pagani. Scritto da Gaetano Colella, per la regia di Enrico Messina, con Gaetano Colella e Andrea Simonetti, “Capatosta” parla dei lavoratori del più grande stabilimento industriale d’Europa, l’Ilva. Pièce di teatro “necessario”, col suo ritmo e la sua costruzione scenica fa ridere il pubblico, ma lo commuove anche coinvolgendolo pienamente nella storia. Uno spettacolo che tocca le corde del progetto di Casa Babylon che, con la direzione artistica di Nicolantonio Napoli, organizza da vent’anni la rassegna: far sì che lo spettatore non resti passivo sulla sua poltrona, ma che, di fronte ad uno spettacolo interessante, abbia anche quel sobbalzo che porta alla riflessione sullo status quo.

Sulla scena i due protagonisti (Gaetano Colella che è anche autore, e Andrea Simonetti) impersonano due operai dell’Ilva di Taranto, ognuno “capatosta” a modo suo. Il primo è un veterano, venti anni di servizio alle spalle e un carattere prepotente, di chi si è lavorato la vita ai fianchi e il poco che ha lo difende coi denti, compreso il suo piccolo desiderio: fuggire da Taranto, coi suoi figli, per non tornarci più. Il secondo è una matricola, un giovane di venticinque anni appena assunto nello stabilimento. I due potrebbero essere padre e figlio. Siamo in uno dei tanti reparti giganteschi della fabbrica, Acciaieria 1 reparto RH. Qui l’acciaio fuso transita per raggiungere il reparto della colata e gli operai sono chiamati a controllare la qualità della miscela. Dal 1962 ci sono generazioni di operai che si avvicendano, si confrontano, si scontrano e si uniscono. I padri hanno fatto posto ai figli e ai nipoti senza che nulla sia intervenuto a modificare questo flusso di forza lavoro. Si sono tramandati saperi ed esperienze così come usi e abusi. Sembra che in questo scenario nulla sia destinato a mutare.

La compagnia teatrale che porta in scena l’opera, Crest, è nata a Taranto nel 1977 e, con Gianni Solazzo e Mauro Maggioni prima e Gaetano Colella poi, porta avanti in un ambiente difficile un discorso culturale coerente e innovativo, raccontando vite complicate, sogni ostinati, incontri tra culture e condizioni differenti, cercando di coniugare i linguaggi della tradizione con quelli della ricerca teatrale contemporanea.

 

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