Il commento

Nelle liti anche i Comuni  ora potranno “rottamare”

Estensione della rottamazione delle liti pendenti ai tributi locali. Anche gli enti territoriali possono applicare gli stessi criteri di definizione agevolata delle liti fiscali pendenti previsti dalla Manovra correttiva alle controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui siano parte i medesimi enti locali .
Come noto, l’art. 11 del decreto legge n. 50 del 24 aprile 2017, rubricato “Definizione agevolata delle controversie tributarie”, ha previsto la possibilità per i contribuenti di accedere al condono fiscale delle liti pendenti, cioè prevedere la possibilità di chiudere agevolmente le liti fiscali pendenti dinanzi a commissioni tributarie e Cassazione la cui unica controparte è l’Agenzia delle Entrate. Necessaria era la costituzione in giudizio del contribuente entro il 31 dicembre 2016 e ovviamente che il processo non fosse concluso con pronuncia definitiva.
Tale ambito è stato allargato anche alle “liti” che vedono coinvolti gli enti locali. Ciò significa che, anche i Comuni possono, entro il 31 agosto 2017, aderire al condono fiscale per quanto riguarda i tributi locali e consentire al cittadino contribuente, la cui lite pende innanzi alla Commissione tributaria competente, di approfittarne. Aderire a tale “agevolazione fiscale” significa provvedere al pagamento delle sole imposte accertate, senza tener conto quindi delle sanzioni e del pagamento degli interessi, questi ultimi maturati dalla data di notifica dell’accertamento ai 60 giorni successivi, vedendosi ampiamento ridotto quindi il debito tributario. Il pagamento dovrà essere effettuato in tre rate: entro il 30 settembre 2017 il 40%, entro fine novembre l’altro 40% e al 30 giugno 2018 il restante 20%. Unica eccezione gli importi fino a duemila euro laddove la rottamazione andrà fatta soltanto in un’unica soluzione.
La definizione si perfeziona con il pagamento degli importi dovuti di cui sopra o della prima rata. Qualora non ci siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda. È stato anche precisato che dagli importi dovuti si scomputano quelli già versati per effetto delle disposizioni vigenti in materia di riscossione in pendenza di giudizio nonché quelli dovuti per la rottamazione delle cartelle. La definizione delle liti non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione.
Interrogativo d’obbligo: nel caso in cui, di contro, l’ente locale intendesse prevedere la definizione agevolata delle controversie tributarie nelle quali l’ente stesso sia parte, come si dovrebbe procedere?
Il comma 1-bis in esame dispone che, in tale caso, l’ente locale debba procedere con le forme previste dalla legislazione vigente per l’adozione dei propri atti. La locuzione utilizzata dal legislatore intende chiaramente la necessità di utilizzare l’art. 52 del D.Lgs. n. 446/1997, disciplinando la definizione agevolata tramite un regolamento approvato dall’organo consiliare. Inoltre il comma 1-bis ha previsto un termine preciso entro il quale l’ente locale deve approvare il regolamento, l’organo consiliare deve adottare, ai sensi dell’art. 52 del D.Lgs. n. 446/1997, il regolamento per la definizione agevolata entro il 31 agosto 2017.
Consigliabile diviene, soprattutto se il regolamento venisse approvato nella seconda metà di agosto 2017, che l’organo consiliare dichiari l’immediata eseguibilità, ai sensi dell’art. 134, comma 4, del D.Lgs. n. 267/2000, della deliberazione di approvazione del regolamento. Circa le modalità di adesione, entro il 30 settembre 2017 va presentata la domanda per tale definizione. Una riflessione prima dell’applicazione della definizione agevolata alle controversie inerenti ai tributi locali deve essere portata avanti dall’amministrazione in sinergia con ufficio tributi e ragioneria del Comune interessato.
* dottore commercialista
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