Il cuoco a caccia dell’assassino nel complesso noir di Cutolo

Un giallo che è tale non tanto e non solo per il genere, quanto perché nutrito del sole della costiera amalfitana. Un protagonista che indaga ma non è il classico investigatore, piuttosto un...

Un giallo che è tale non tanto e non solo per il genere, quanto perché nutrito del sole della costiera amalfitana. Un protagonista che indaga ma non è il classico investigatore, piuttosto un detective letterario ed un gastronauta. Un libro per palati raffinati, nel senso letterale del termine considerando il contenuto ad alto tasso di gastronomia. C’è tutto questo ed altri “ingredienti” nell’intrigante romanzo di Umberto Cutolo “Omicidio all’acquapazza” (Clichy editore, Firenze 2017 – pagg. 240 euro 15,00). Dopo un tour in lungo e in largo per l’Italia ed un positivo riscontro di pubblico e di critica, il volume verrà presentato a Salerno venerdì 13 ottobre, al Circolo Canottieri Irno (ore 19). Ne discuteranno con l’autore: il presidente del circolo di via Porto, Alberto Gulletta ed il direttore responsabile de “la Città” di Salerno, Andrea Manzi.
Quello di Umberto Cutolo è un noir che prende le mosse dal Fiordo di Furore, dove un cuoco con grande fiuto per le indagini cerca di venire a capo di un pasticciaccio consumatosi lungo una delle coste più belle del mondo. La storia si caratterizza proprio per l’anomalia di un genere ibrido. Nel solco di Simenon, l’autore prende a pretesto lo sfondo poliziesco per sviluppare introspezioni psicologiche e indagini sulla natura umana. La trama ruota intorno al ritrovamento del cadavere di una donna impiccata al ponte che scavalca il fiordo Furore. Il marito, con il quale era stata vista litigare la sera prima nel vicino Hotel Furore, è scomparso nella notte ed è ricercato dai carabinieri come principale indiziato. Ma Omero Sgueglia, il cuoco dell’albergo, ci vede - è il caso di dire – puzza di bruciato. Non è convinto che la donna sia stata uccisa dal marito e confida le sue perplessità al maresciallo Di Salvo. Pagina dopo pagina, Omero accompagna il lettore a sgrovigliare i nodi di una odissea solare e nera al tempo stesso, quasi una metafora della vita. Con un occhio all’attualità, Cutolo caratterizza il personaggio in maniera originale, tracciando il profilo di un cuoco intollerante della moda che vede imperversare in tv tanti chef. È un romanzo dove i luoghi contano come i personaggi e gli uni e gli altri sembrano influenzarsi reciprocamente, come in una sorta di determinismo geografico-paesaggistico, dove la bellezza struggente può avere l’effetto di incantare, stregare, traviare. L’autore è nato e vissuto a Roma – è stato giornalista per un mezzo secolo, dirigendo anche l’agenzia d’informazione AdnKronos prima di dedicarsi alla scrittura di romanzi – ma conosce molto bene i luoghi di cui scrive, poiché li ha sedimentati nella sentina della memoria d’infanzia, da dove – è noto – nulla si cancella.
Così tra strade di ieri e di oggi, dalla costiera si passa a Salerno, con il regio liceo Tasso ed i ricordi di famiglia. La voce del protagonista, quindi, si miscela a quella del narratore, in un intreccio difficile da districare. Sappiamo che Cutolo ambienterà ancora le sue prossime storie sulla Divina, questo è solo il primo step di una trilogia intitolata “I delitti della Costiera”. Sarebbe un delitto non leggerla.
Paolo Romano
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