I 51 morti di Montecorice nel volume di Malzone

Le vittime “cancellate” nel secondo conflitto mondiale. «Il paese non ha memoria per i suoi martiri»

SALERNO. Storie e caduti dimenticati, cento anni dopo la Grande guerra. Con la lanterna dello storico Gennaro Malzone è andato in profondità, fino ai sommergibili. Strappando all’oblio nomi e volti di un piccolo comune salernitano. “Montecorice tra i due conflitti mondiali. Uomini e vicende” (Digitalpress) è un “monumento” di 150 pagine ai 51 morti e dispersi delle due Guerre Mondiali che uscirà nel 2015. Diviso in tre parti.“La prima inquadra la situazione socioeconomica e amministrativa del comune all’alba del Primo conflitto ed è dedicata ai caduti – spiega Malzone. La parte centrale narra i vari tentativi di creare un luogo della memoria e il passaggio degli uffici comunali da Ortodonico a Montecorice. La terza ed ultima parte è dedicata ai caduti della Seconda Guerra Mondiale segnata da stermini di massa, episodi di eroismo dei nostri sommergibili, dei nostri fanti al fronte e dei nostri avieri nei cieli del Mediterraneo”.

Montecorice, dove nemmeno un cippo li ricorda.

“E’ l’unico paese del Salernitano senza un cimelio pubblico per i caduti. Parte del libro è dedicata anche a quelle vittime civili che nessun monumento ricorda. Per questo oltre a cercare di recuperare l’identità storica di Montecorice ho reso un sentito omaggio ai caduti dei due conflitti mondiali. Giovani, gente semplice e dignitosa che ha sacrificato la vita e speso le migliori energie nel solo interesse del bene nazionale”

Un lavoro di ricerca faticoso.

“Gli archivi comunali e parrocchiali sono stati un po’avari ma sono riuscito comunque a disseppellire storie simboliche. Come quella della guardia di finanza Tommaso Lembo che il 12 giugno del ’42 perse la vita a 21 anni per salvare una maestrina rapita dai ribelli a Zara. Quelle di Attilio De Feo e Francesco Paolo Prisciandaro, antifascisti con la passione della pittura e della fotografia. Il primo nel suo soggiorno parigino frequentò Saverio Nitti, Carlo e Nello Rosselli, Gaetano Salvemini che insieme ad altri esuli fondarono il movimento rivoluzionario “Giustizia e Libertà”.Prisciandaro nel 1923 fu prelevato da una squadra di fascisti, provenienti dalla vicina Agropoli al comando di Attilio Pecora, gli somministrarono ingenti quantità di olio di ricino. E lui per tutta risposta raccolse i propri escrementi in un pacchetto e dall'ufficio postale di Ortodonico li spedì al Duce”.

Andò peggio al povero Pasquale Meola, sottocapo elettricista. “Bella e crudele la storia di questo ragazzo nato a Montecorice il 1 gennaio 1919. L’ho ricostruita grazie a una lettera che inviò ai suoi genitori e ho avuto da sua nipote. S’imbarcò sul sommergibile Gemma che dopo 6 giorni di navigazione, il 28 settembre 1940, alle ore 4, transitò dinanzi alle acque del villaggio marinaro d’Agnone. Davanti ai luoghi della sua infanzia e a quel pezzo di terreno ove da fanciullo aveva appreso il duro lavoro dei campi, Pasquale si commosse. Pochi giorni dopo, al largo dell’isola greca di Scarpanto, sparì per sempre”.

Ferruccio Fabrizio

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