L'antistato

Gli incendi, attacchi mafiosi tollerati che colpiscono la salute dei cittadini

Pretendiamo la verità. Il Parco del Vesuvio, parti delle province di Avellino e Benevento ed ampie zone della provincia di Salerno continuano a bruciare da giorni

Pretendiamo la verità. Il Parco del Vesuvio, parti delle province di Avellino e Benevento ed ampie zone della provincia di Salerno continuano a bruciare da giorni. Nella Valle dell’Irno i giorni sono diventati undici. L’aria sta diventando sempre più pesante, a tratti irrespirabile, la rabbia sale ma non si sa che fare, tranne maledire chi appicca gli incendi, dare una mano come volontari dove è possibile ed imprecare contro la scarsità di mezzi per lo spegnimento. Ma è poco.
Di fronte all’aggressione in corso, all’attacco alla natura umana e non umana, alla perpetuazione del biocidio, così chiaramente riconosciuto da anni dai movimenti sociali campani, protagonisti delle lotte contro le discariche e gli inceneritori e delle denunce per non trasformare le cosiddette bonifiche in nuove occasioni di affari, è necessario fare di più. Esigere dalle istituzioni pubbliche, dai comuni alle aziende sanitarie, dalle prefetture alla Regione Campania, di sapere cosa sta succedendo per davvero.
Non è possibile andare avanti per illazioni. Facebook, blog e siti internet sono pieni di tentativi di analisi, di ragionamenti, di considerazioni, tutte orientate a capire cosa sta accadendo, ma è chiaro che mancano le prove, che non ci sono i riscontri empirici. Ecco, le istituzioni devono parlare, devono dire cosa sanno, ma anche dirci cosa intendono fare per il futuro.
La legge regionale sulle aree bruciate sarà applicata rigorosamente? Il controllo delle aree montane sarà finalmente attivato in maniera capillare? In poche parole, di fronte a questo attacco, le istituzioni pubbliche cosa intendono fare oltre lo spegnimento degli incendi? E cosa sanno?
È fondamentale sapere cosa sta accadendo, è una necessità legata alla salute collettiva (tutto questo fumo, questi incendi, cosa possono provocare? Cosa viene bruciato, alberi, vegetazione, o anche altro?), ma è anche una necessità democratica.
L’aggressione in atto con metodo mafioso colpisce, infatti, le capacità di azione delle stesse popolazioni, avvantaggiandosi del fatto che è difficile agire in un contesto che richiede mezzi ma anche conoscenze fondate. È, quindi, un attacco alla salute di tutti e tutte, ma anche un attacco alla democrazia. Le popolazioni subiscono atti fatti di nascosto, nel buio, e non sanno perché. È come essere oggetto di una guerriglia senza conoscerne, però, gli attori, i nemici.
Fino ad ora, la risposta istituzionale non è stata all’altezza del livello di aggressione portata alla democrazia ed alla convivenza. Ancora una volta, la questione socio-ecologica si presenta come il reale limite della democrazia, come gli studi critici ripetono ormai da anni: non sapere rispondere ad essa, al livello del conflitto e delle necessità che essa pone, vuol dire non sapere rispondere alle reali necessità di governo del territorio, ai bisogni di tutela della vita collettiva, umana e non umana, chiaramente inscindibili, come troppe volte, invece, dimentichiamo.
A queste necessità, che sono quelle del rispetto per la vita, bisogna, allora, dare risposta, altrimenti vincerà l’abbandono sociale, oltre che istituzionale. Non è possibile accettare che un intero territorio sia sottoposto all’arbitrio di pratiche mafiose: se questa logica si afferma, allora muore tutto, la democrazia, la giustizia (sociale ed ambientale), i diritti. È a partire anche dalla richiesta di verità che questa logica può essere sconfitta.
Boschi, foreste, colline, montagne, con tutte le loro forme di vita, non solo sono parte dell’ambiente grazie al quale noi tutti viviamo, ma sono anche beni comuni da difendere con il governo e la partecipazione popolare. Pretendere la verità sui fuochi in corso è, dunque, un passo necessario per dare sostanza alla democrazia sotto attacco e spegnere l’economia degli incendi.
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