IL PERSONAGGIO

Ernesto Olivero: "La vita cambia con il coraggio di darsi agli altri"

Il fondatore del Sermig è originario di S. Severino

«Le mie amicizie, il mio matrimonio, il mio lavoro, il mio impegno per gli altri sono stati il seme degli ideali e dei sogni che mi accompagnano da sempre». Ernesto Olivero , più volte candidato al Premio Nobel per la Pace, sorride mentre lo dice, il suo è un sorriso illuminante, sereno, lo stesso di chi ha toccato con mano - attraverso gli occhi della gente bisognosa, la fame, la povertà, la malattia - rispondendo con amore e benevolenza alla loro richiesta d’aiuto. Nato dalle ceneri di un’antica fabbrica di armi in disuso, l’Arsenale della Pace è il luogo al cui interno l’attivista di origini campane ha fondato nel ’64 il Sermig Servizio Missionario Giovani, realtà nata solo grazie al sostegno di numerosi missionari desiderosi di aiutare il prossimo. La cultura dell’accoglienza, della solidarietà e dell’assistenza a 360° attraverso numerose attività - tra laboratori manuali e momenti di spiritualità - in quello che si identifica come un vero monastero metropolitano aperto 24 ore su 24.

In che modo si è avvicinato alla fede e quale è stato il suo vissuto prima? Non c’è stato un momento preciso. Per me l’incontro con Gesù è stata la cosa più bella della vita, una dimensione che è cresciuta con me. Dico grazie soprattutto a mia mamma Ester, una donna che aveva fatto della preghiera il suo respiro. Eravamo 9 figli e lei per noi c’era sempre, pronta a togliersi il cibo di bocca. Così mio papà Giuseppe: un esempio di rettitudine assoluta, anche se non andava molto in chiesa.

Cosa ha spinto tantissimi giovani, nel 1964 e oggi in particolar modo, a rimboccarsi le maniche per dar vita a una realtà come il Sermig? Come premessa devo dire che non avrei mai immaginato una storia così: all’epoca eravamo davvero molto giovani, a tratti inesperti, ma indomabili, con un grande desiderio di bene nel cuore. Credo che quando la gente si accorge di avere a che fare con persone credibili sia pronta a mettersi in gioco. Lo abbiamo visto quando siamo entrati nel rudere del vecchio arsenale militare di Torino. Non ci siamo mai sentiti, e non siamo, persone eccezionali: il nostro sogno era grande e pulito ed evidentemente ha fatto breccia.

Matilde Pisaturo