Gianfranco Marziano

Il libro

Ecco come ti libero Marziano il “Faraone” dalla gabbia del trash

Giovanni Vacca dedica un libro al cantautore salernitano “Spettabili tutti” rilegge la sua musica in chiave filosofica

SALERNO. Dove conducono le “esistenze mancate” di Ludwig Binswanger, le reveries teorizzate da Gaston Bachelard, i dissoluti sadiani, il “dire sì” alla vita nietzcheano, l’opera di Rabelais e i “Prolegomeni erotologici” del filofoso napoletano Giorgio Punzo? Prendete fiato, barra al centro. La risposta di Giovanni Vacca, musicologo e antropologo napoletano trapiantato a Roma, porta a Mercatello, quartier generale di un uomo diventato, suo malgrado, un mito: Gianfranco Marziano. Al cantautore salernitano è infatti dedicato il suo ultimo libro, “Spettabili tutti”, edizioni Saicomè: 159 pagine assolutamente geniali per sdoganare un artista maturo e completo da quell’etichetta trash in cui è stato per troppo tempo maldestramente relegato. Il “Faraone” è (finalmente) libero, con la sua musica timbricamente chiusa, con il suo linguaggio che innesta neologismi su tradizione orale, con le sue intuizioni profetiche molto più vicine a quelle di un fenomenologo che non di un guitto.

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E non è un caso se Vacca, per raccontare Marziano – e il suo universo di criaturi, malinquenti, ricchiuneria, film spuorchi, rasieri, zincari, scinziati, draghi spaziali, cowboy e serial killer – sceglie una lente di ingrandimento ben precisa, quella della filosofia. «Nei testi del “Faraone” si affrontano tematiche archetipiche, per questo mi è sembrato che l’unica chiave di lettura per interpretare la condizione umana, in tutte le sue sfaccettature, fosse la filosofia – spiega l’autore – Dietro la volgarità o il turpiloquio ci sono analisi profondissime e universali che fanno di Marziano un artista potente, capace di veicolare contenuti molto alti». Cosa nasconde, dunque, Marziano l’impresentabile? Un poeta della bestemmia, capace di spaziare dagli haiku alle performance da videomaker, passando per azioni sceniche – nel senso teatrale del termine – che hanno scelto la provocazione non per puntare il dito contro la borghesia, ma per segnare la “differance”, volendo usare un concetto caro a Jacques Derrida.

Così Vacca analizza tutte le sfaccettature di una poetica in musica che sembra essere legata da un filo rosso sottotraccia: la mitizzazione di un’adolescenza intesa come ultimo stadio della perduta libertà e il rifiuto di un mondo adulto fatto di obblighi ma soprattutto di sogni infranti e ambizioni demansionate. «Il mondo della giovane età, e il malessere che deriva dalla sua perdita nonostante la noia che spesso lo avvolge, è onnipresente nell’opera di Marziano, ed è spesso circonfuso da un’atmosfera onirica di immagini sfocate, annebiate – si legge nel volume – che evocano momenti di disagio e si sovrappongono, l’un sull’altra senza apparenti nessi». Dietro l’apparenza, c’è anche una strategia: «Essendo impossibile il ritorno all’infanzia, la risata è dunque l’antidoto di Marziano alla non-vita adulta». Uno spaccato è dedicato alla colata di cemento in cui il cantautore salernitano è nato e cresciuto, riuscendo a cogliere scintille di creatività nel deserto di una periferia trasformata in paradigma per esorcizzare le ombre del quotidiano. Da leggere tutto d’un fiato. Per riscoprire un Marziano nuovo, autentico. E finalmente libero dalla gabbia dei clichè.

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