Vini salernitani, l’unione fa la forza 

Ha aperto i battenti alla stazione marittima “In vino civitas”. Si chiude lunedì

Anche i salernitani prendono posto tra gli eccellenti vini degli stand di “In Vino Civitas”, il salone del vino di Salerno, inaugurato ieri e di scena alla stazione marittima fino a lunedì. «La provincia di Salerno si sta ritagliando il suo spazio nel mercato dei vini. Quelli della Costa d’Amalfi e dell’Alto Cilento si stanno facendo conoscere anche oltre i confini territoriali», racconta Vittorio Guerrazzi della sezione di Salerno dell’Associazione italiana sommelier (Ais). Tra gli stand del salone c’è quello di Mario Notarberto, socio del Consorzio Vita Salernum Vites, con azienda agricola a Centola, che evidenzia una produzione viti-vinicola a due velocità: «Da una parte c’è il nord del Cilento; dall’altra la zona a sud dell’Alento, dove siamo veramente all’anno zero. Sono l’unico a cercare l’internazionalizzazione; il resto della produzione locale resta in zona perché manca la mentalità e perché la produzione è poca». Di qui, la necessità di fare rete: «Ben vengano iniziative come questa. È importante che tutti i produttori lavorino insieme per farsi conoscere. Solitamente all’estero si conosce Salerno solo per i vini della Costa amalfitana. Qualche volta anche per il Cilento che, ahimè, diventa spesso Salento. È importante lavorare sulla promozione. Anche il Consorzio, di cui faccio parte, deve mostrare di avere voglia e volontà di sfondare: per il territorio si può fare tanto». Il Consorzio Vita Salernum Vites è uno degli organismi di tutela e valorizzazione vitivinicola che da qualche anno lavora per valorizzare e promuovere i vini salernitani, come spiega uno dei produttori/soci, Paolo Verrone di Agropoli: «I numeri del Consorzio sono in crescita; è un organismo espressione delle ricchezze del nostro territorio. E poi insieme, tramite il consorzio, riusciamo ad avere una rappresentanza di produttori medio/piccoli che ci consente di avere una visibilità diversa sul mercato. Dobbiamo lavorare meglio sulla promozione delle eccellenze, evitando le parcellizzazioni. Diciamo no alle individualità: l’unione fa la forza».
Per un mercato dei vini in crescita c’è maggiore richiesta anche dal punto di vista lavorativo: «Un corso all’anno per sommelier non basta più: le richieste sono troppe. Si iscrivono giovani che escono da istituti alberghieri ma anche professionisti con questa passione. Gli sbocchi lavorativi non mancano», spiega Guerrazzi dell’Ais.
Barbara Ruggiero
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