L'OPINIONE

Vince il popolo non il populismo. Ora alla protesta si sostituisca la proposta

Sono passate alcune ore dalla chiusura dei seggi elettorali e si sente nell’aria “il cambiamento” proveniente dalle urne appena dischiuse.

Eppure esiste, nel nostro Paese, una categoria protetta a cui sembra non interessare questo Blowin’in the wind con cui gli italiani chiedono a furor di matita un cambio di guardia alla guida del Belpaese.

Mi riferisco agli opinionisti, anacronisticamente critici, che non mollano le poltrone dei salotti televisivi. Dinosauri del pensiero politico, pessimi lettori della realtà, funzionali ad un sistema che, moribondo, rivive le immagini di una storia che, si spera, non tornerà.

Sembra che alcuni abbiano una difficoltà oggettiva di elaborare mentalmente questo evento storico epocale. Per essi sembra atrofizzarsi la sinapsi celebrale a discapito di una lucidità e di una capacità di lettura della realtà a cui i telespettatori, già abbastanza assonnati, sperano di assistere.

Se fosse realizzabile, così come accade per la politica, anche questa categoria potrebbe, e dovrebbe, essere sottoposta al vaglio elettivo per consentire lo “svecchiamento” di un pensiero stanco e privo di visione politica che non merita più la persistenza ossessiva sui giornali e in TV a discapito di un cambiamento politicoculturale collettivo.

La peggior analisi, che ancora qualcuno ostinatamente continua a perpetrare, è la valutazione secondo cui questo risultato, che vede evidentemente vincere il Movimento 5 Stelle e la Lega di Matteo Salvini, altro non è che la rappresentazione di un voto di protesta, populista e formulato senza alcuna cognizione di causa.

La scorsa notte non ci si rendeva conto se andavano in onda, su alcuni canali, immagini in diretta oppure di repertorio risalenti alle precedenti elezioni politiche.

Il linguaggio utilizzato per descrivere questo fenomeno era lo stesso utilizzato quando, ben cinque anni fa, salì improvvisamente alla ribalta un movimento politico a cui (quasi) nessuno dava un minimo di credibilità.

È giunto il momento di modificare alcuni termini utilizzati, per troppo tempo, come frecce da scagliare contro il nemico dell’establishement politico.

Sostituiamo populista con popolare e protesta con proposta, serve a trasformare la cultura dell’informazione nei confronti dei cittadini italiani che ieri, nonostante tutto, hanno voluto dare un segnale forte e chiaro allo Stato.

Cambiamento e certezza del cambiamento sono le parola d’ordine urlate dall’interno delle urne che dovranno essere applicate dai governanti eletti.

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