«Serve subito una verifica di tutti gli edifici pubblici»

Il presidente dell’Ordine dei geologi Francesco Peduto lancia l’allarme «Le leggi in materia sono ancora ferme al terremoto del novembre 1980»

SALERNO. «Noi geologi non vogliamo fare falso allarmismo, ma da qui a chiudere completamente gli occhi e non evidenziare le preoccupazioni che abbiamo, nel caso in cui un forte terremoto possa colpire la Campania, mi sembra altrettanto criminale, perché una cosa è certa: prima o poi (e speriamo il più tardi possibile), un forte terremoto in Campania ci sarà».

A dichiararlo è Francesco Peduto, presidente dell'Ordine dei geologi della Campania. L’ultimo evento sismico in Emilia Romagna evidenzia ancora una volta per i geologi la necessità di alcuni correttivi in campo sismico, oltre che tecnici a livello normativo ed istituzionale. In particolare si evidenziano i ritardi accumulati nell’applicazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni e l’inadeguatezza di un metodo che non privilegia gli studi geologici e la microzonazione sismica del territorio. Così anche per la Campania, dove il rischio è elevato in moltissimi comuni, servono al più presto delle contromisure adeguate. «La prima preoccupazione – prosegue Peduto – scaturisce dall’osservazione delle mappe: ammesso che gli interventi di consolidamento post terremoto dell’1980 siano stati effettivamente efficaci, a distanza di oltre trent’anni anni e con una classificazione sismica dei comuni più rigorosa, possiamo dire che sono sicuri i nostri centri storici, le nostre scuole, i nostri ospedali?». La situazione è critica anche per la provincia di Salerno dove la nuova classificazione «ha incrementato la classe sismica per oltre 100 comuni, quindi per oltre il 50 per cento». A questo, secondo il presidente dei geologi, si uniscono "le preoccupazioni, inerenti i ritardi almeno decennali della Regione Campania in materia". Cosa fare allora? Al di là della necessità di studi geologici approfonditi, serve aggiornare la legge. In Campania si è fermi alla Legge Regionale 9/83 ed alle linee guida del 2006. Una legge, dice ancora Peduto, che «a suo tempo è stato uno strumento legislativo innovativo e molto importante per il territorio e, lo riconosco, anche per la categoria dei geologi, ma ormai è uno strumento normativo sorpassato ed obsoleto. Prevede la realizzazione di elaborati tecnici ormai privi di significato e gli stessi non si intersecano e non sono confrontabili con quelli delle Autorità di bacino. Tra l’altro in qualche cassetto della Regione Campania giace un disegno di legge su “funzione e delega in materia di difesa del territorio dal rischio sismico” – accusa il presidente dei geologici – licenziato nel 2005 da una commissione regionale alla quale avevano partecipato esperti e ordini professionali che, con opportuni aggiornamenti, potrebbe costituire oggi un’ottima base da cui ripartire».

Sia i geologi che le associazioni ambientaliste denunciano, inoltre, da tempo l’assenza di provvedimenti legislativi che impongano l’adozione del “Fascicolo del fabbricato”. «Senza il fascicolo del fabbricato, non possiamo neanche verificare i nostri edifici – aggiunge Peduto – tale strumento è come il libretto medico, come il libretto pediatrico per un bambino, dove vengono segnati i controlli e i monitoraggi, le malattie e le cure, le ricadute. Senza calcolare che molti comuni non hanno ancora piani aggiornati di protezione civile o li hanno solo sulla carta. L’auspicio è che l’interesse suscitato dal terremoto dell’Emilia, il dibattito e le riflessioni conseguenti possano risultare utili in una fase in cui i terremoti continuano a flagellare il territorio italiano e che, quindi, si possa sviluppare una seria e sistematica politica pluriennale di previsione e prevenzione».©RIPRODUZIONE RISERVATA