IL COMMENTO

Scelta miope che guarda solo ai contributi “a pioggia”

Ci sono 57 Conservatori musicali in Italia, ciò significa che ben 53 province sono sprovviste dell’Alta formazione musicale. Basterebbe questo dato per capire che un Conservatorio è un’istituzione da tenersi stretta e che le province che non ce l’hanno farebbero ponti d’oro per averla. A Salerno, però, non è così. Il Conservatorio Martucci, terzo in Italia per numero di studenti e docenti (1.700), unica istituzione formativa rimasta in città in grado di attrarre allievi anche da altre province, subisce l’affronto di vedersi scippare l’auditorium che l’amministrazione comunale con fondi europei ha realizzato nel suo stesso edificio e che tiene chiuso da oltre un anno. Il “Martucci” ne chiedeva l’uso in comodato gratuito, mediante una convenzione che avrebbe dovuto regolamentarne l’utilizzo, anche perché è l’unico in Italia ad esserne sprovvisto. L’Amministrazione comunale ha deciso di affidarne la gestione al Teatro Verdi che in quegli spazi dovrebbe – come è scritto nella delibera – allestire un corpo di ballo e un’orchestra giovanile, effettuare audizioni di artisti e master, eseguire concerti di musica da camera e registrazioni. Ora, premesso che il Teatro Verdi da un punto di vista giuridico è un’entità inesistente, le attività previste potrebbero essere realizzate tranquillamente in altri contenitori del Comune (teatro Augusteo e Casino sociale) sottoutilizzate o colpevolmente chiuse da anni. Al contrario, è una cattiveria non affidare in comodato d’uso (nelle forme e nelle modalità che andavano stabilite) quegli spazi che sono strutturalmente collegati ai locali del Martucci e potrebbero essere utilizzate 365 giorni all’anno per le attività didattiche.

Auditorium al Verdi: e non si suona più
Scontro tra la direttrice del Conservatorio “Martucci”, Imma Battista, e il primo cittadino, Vincenzo Napoli. L’occasione è il concerto organizzato per la Festa della Musica a Santa Maria de Lama.

Oltre che cattiva, quella effettuata dal Comune è anche una scelta miope. In tutti gli altri spazi che gestisce direttamente (tra cui il Verdi) o che ha dato in gestione (Sala Pasolini, Ghirelli, Teatro Augusteo, Centro sociale) per avere una programmazione deve chiedere finanziamenti ad enti terzi oppure impegnare risorse del proprio bilancio. Problema che non avrebbe avuto con il Conservatorio Martucci che i musicisti ce li ha in casa e perché già organizza oltre 200 concerti all’anno, corsi di perfezionamento con artisti di fama nazionale e internazionale e perché già accede a fondi ministeriali e ha le capacità e le qualità professionali per allestire programmi e progetti ed eventualmente candidarsi a finanziamenti regionali ed europei.

E, probabilmente, è proprio la prospettiva di accesso a finanziamenti pubblici che ha spinto una serie di persone che, per conto del Comune già gestiscono da anni le attività e le risorse del Teatro Verdi, a chiedere l’utilizzo anche dell’auditorium realizzato nell’ex Orfanotrofio Umberto I. Il Comune, a fronte di una scelta che avrebbe camminato sulle proprie gambe, ha preferito ancora una volta fare da tutore e da chioccia dalle uova d’oro a chi materialmente dovrà realizzare le attività previste nella delibera. Cioè a quelle stesse persone che l’altro ieri, in occasione della Festa della musica, benché lautamente finanziate per le attività del Verdi, non hanno avuto neanche la sensibilità culturale di organizzare un concerto in città.

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