L'ospedale Ruggi di Salerno

SALERNO

Ruggi a corto di personale, serio rischio di paralisi

Servono 700 assunzioni, tra poco sarà possibile granatire soltanto interventi di emergenza

SALERNO. «Se non vengono assunti immediatamente infermieri e operatori socio sanitari, durante la stagione turistica potranno essere garantite solo le emergenze». A lanciare l’allarme e a preconizzare un’estate di passione, per tutti i nosocomi collegati all’Azienda ospedaliera universitaria, è la Cgil. Che mette sul piatto una serie di problemi, a tre mesi dall’adozione dell’Atto aziendale che, in teoria, avrebbe dovuto dare un indirizzo da seguire ma, in pratica, corre il rischio di restare solo un pezzo di carta. Ed è proprio questa la preoccupazione maggiore del sindacato, che invita il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, e il manager del Ruggi, Nicola Cantone, ad intervenire e a sbloccare il turnover. I fondi necessari potrebbero essere recuperati dalla cosiddetta “mobilità passiva”, ossia le cure che i salernitani ricevono da strutture pubbliche al di fuori della Campania. «A Salerno è una voce di spesa molto importante – evidenzia Margaret Cittadino – la più elevata di tutta la Campania: su 280 milioni di euro totali, infatti, 167 milioni sono pagati per i salernitani che si recano in altri ospedali al di fuori dei confini regionali». A sorpresa i settori che risentono dell’emigrazione di pazienti sono quelli oncologici, oculistici e ginecologici, «in quanto – spiega Cittadino – i posti letto per le partorienti sono stati drasticamente ridotti». «Patologie che – dice la sindacalista – se ci fosse una precisa volontà politica, potrebbero essere trattate nelle nostre strutture, recuperando così milioni di euro che potrebbero essere impiegati per potenziare i servizi esistenti». Anche perché la carenza di personale è veramente giunta ai limiti del sopportabile. «Servirebbero 700 assunzioni – rivela Cittadino – invece assistiamo solo a tentativi distorcenti, finalizzati a non far decollare nulla. Dal 2016 al 2017 abbiamo perso 150 infermieri e solo 70 sono stati recuperati, anche se buona parte dei nuovi assunti è stata mandata a sostituire i loro colleghi interinali». Dunque la coperta è troppo corta e «se non viene previsto un piano urgente di assunzioni – avverte – saremo costretti a non utilizzare moltissimi posti letto e a scaricare tutto sul pronto soccorso».


Così al Ruggi. All’ospedale di Salerno la situazione è critica. L’esempio lampante di come la carenza di personale possa mettere in ginocchio intere unità si registra ad Ortopedia e Traumatologia, unico reparto con 30 posti letto «nonostante – evidenzia Cittadino – il Nas abbia intimato di ridurre i posti nelle stanze». Da qualche giorno un infermiere è stato trasferito in Cardiochirurgia, ma mai sostituito. «Non riusciamo a sostenere i ritmi di lavoro – spiegano gli addetti – in quanto abbiamo a che fare con pazienti allettati e anziani». Altre specialità, come Medicina generale e Medicina d’urgenza, invece, «sono lasciate – precisa Annamaria Naddeo – al loro destino. E in più la sale operatorie, da un punto di vista strutturale, necessitano di interventi urgenti». L’unica via d’uscita, secondo Pasquale Addesso «è l’intervento diretto del ministro Beatrice Lorenzin, per liberare la sanità campana dal commissariamento e far ripartire le assunzioni». Anche perché, come puntualizza Angelo De Angelis «la situazione, così com’è, è quasi al collasso e, perciò, siamo pronti ad organizzare una manifestazione di protesta a livello provinciale».

Da Procida. Anche al Da Procida non sono state mantenute le promesse. Anzi, a detta della Cgil, il secondo ospedale cittadino è «completamente abbandonato. Basti pensare - chiariscono i sindacalisti – che l’unico logopedista, per il recupero dei pazienti reduci da ictus, è stato assunto con una borsa di studio».
Fucito, Santa Maria dell’Olmo e Costa d’Amalfi. Nei tre plessi distaccati diversi sono i problemi. «Dal 2011 ad oggi – puntualizza Gerardo Liguori – abbiamo solo assistito ad un depotenziamento dei servizi. Oggi, finalmente, qualcosa comincia a muoversi. E dobbiamo, in tutti i modi, far sì che venga applicato l’atto aziendale». Intanto ieri, al Costa d’Amalfi, che era stato privato del cardiologo, proprio l’intervento dello specialista ha evitato la morte di un 78enne giunto in arresto cardiaco.

Strutture private accreditate. «Vogliamo regole certe e chiare – sottolinea Angelo Di Giacomo – a partire dalle piante organiche, fino ad arrivare al rispetto dei più elementari diritti dei lavoratori».

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