I TERREMOTI

Rischio sismico, il geologo lancia allarme

«Sperimentazioni nel sottosuolo: non è normale…ed è rischioso!»: il lungo post Facebook di Franco Ortolani, professore dell'Università Federico II.

NAPOLI. Sperimentazioni nel sottosuolo della Val d’Agri: non è normale…ed è rischioso!». Così inizia un lungo post Facebook di Franco Ortolani, geologo dell'Università Federico II. E' un allarme sulle iniezioni di fluidi di scarto effettuate dall'Eni in Basilicata, nell'area di sfruttamento petrolifero a confine con la provincia di Salerno. L'attività di smaltimento riguarda il centro Oli Cova di Viggiano, nel pozzo Costa Molina 2. Area dove il sottosuolo è «interessato da faglie sismogenetiche» spiega Ortolani, che si lancia in un'articolata dissertazione sui presunti rischi. «Detto “brutalmente”, sono da considerare sperimentazioni “learning by doing” del tipo “vediamo che succede pompando fluidi ad alta pressione nel sottosuolo interessato da faglie sismogenetiche“? E’ noto in tutto il mondo - afferma il geologo - che la iniezione ad alta pressione di fluidi nel sottosuolo può causare sismicità indotta in quanto possono riattivarsi le faglie che dislocano le rocce che costituiscono la crosta terrestre.

La magnitudo dei terremoti indotti può essere bassa ma anche tale da causare danni ai manufatti in superficie come accaduto in varie zone in Europa e all’estero. Prima di effettuare le reiniezioni non è possibile stabilire quale sarà la reazione del sottosuolo. In base a quanto si conosce a scala internazionale si può affermare che sarà una “sorpresa geologica”, a volte indolore a volte dolorosa!» «Quasi sempre i terremoti indotti - prosegue lo studioso - si sono verificati in aree il cui sottosuolo non è interessato da una tettonica attiva sismogenetica. Come si sa in Italia vi sono varie faglie attive sismogenetiche che in passato hanno causato terremoti distruttivi; nel sottosuolo interessato da tali faglie nell’Appennino si sta ancora accumulando energia tettonica in seguito al movimento crostale lento e incessante verso il Mare Adriatico evidenziato dai rilievi satellitari.

Quanta ce ne sia già accumulata non si sa. Quante energia manca affinchè le faglie si riattivino per causare un nuovo terremoto tettonico non si sa». Ortolani rileva che «purtroppo c’è una “attrazione fatale” tra sottosuolo interessato da faglie sismogenetiche e giacimenti di idrocarburi sul territorio italiano. Ad esempio i terremoti del maggio 2012 in Emilia Romagna si sono verificati lungo la dorsale ferrarese, struttura sepolta sismicamente attiva che dalla zona di Mirandola e Finale Emilia (aree epicentrali degli eventi di maggio 2012) si prolunga al di sotto di Ferrara dove si verificò un disastroso evento nel 1570. Il pozzo di reiniezione Costa Molina 2 in val d’Agri - aggiunge - è ubicato nell’area epicentrale (XI grado MCS) del terremoto del 1857 (Magnitudo 7,0) così come il pozzo Monte Alpi 9 OR che Eni intende attivare, sempre come pozzo per le reiniezioni, proprio sulle faglie responsabili del disastroso evento di metà ottocento».

Il geologo osserva che «se il territorio fosse disabitato per molte decine di chilometri attorno alla val d’Agri… potrebbe anche andare bene una sperimentazione simile. Ricordando che il terremoto del 1857 causò oltre 10.000 vittime si pongono seri problemi sulla “normalità” delle reiniezioni in val d’Agri e sulla spensierata disinvoltura con la quale esse sono autorizzate dalla Regione Basilicata!». Ortolani ricorda anche che «le reiniezioni possono essere effettuate solo dove il sottosuolo non presenta faglie sismogenetiche, come evidenziato dalle vigenti, ma pericolosamente trascurate, disposizioni di legge. Secondo quanto pubblicato dagli scienziati di Ingv che collaborano con una convenzione con Eni - riferisce - l’ipocentro del terremoto del 1857 si troverebbe qualche chilometro a nord ovest del pozzo Costa Molina 2 lungo le faglie che delimitano ad oriente la depressione tettonica dell’alta val d’Agri: vale a dire lungo lo stesso allineamento strutturale che caratterizza il sottosuolo del pozzo Costa Molina 2. Fino ad ora le reiniezioni hanno causato terremoti di bassa magnitudo. Fino ad ora!». Quindi la necessità di un Sos: «Non sembra, pertanto, che le condizioni di sicurezza ambientale per la esecuzione delle reiniezioni nel pozzo Costa Molina 2 siano verificate in val d’Agri!».