LA SENTENZA

Porto di Pisciotta, ha vinto il Comune 

 Il Consiglio di Stato dà ragione all'ente comunale

PISCIOTTA. Il Consiglio di Stato dà ragione al comune di Pisciotta in merito alle opere di riqualificazione e protezione del porto di Marina di Pisciotta. La VI Sezione del Consiglio di Stato ha respinto l’appello proposto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo avverso la decisione con la quale il Tar Campania aveva già annullato il parere contrario espresso dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Salerno e Avellino in relazione all’accertamento di compatibilità paesaggistica delle opere marittime realizzate, nel 2008, senza il preventivo nulla osta paesaggistico, a nord-ovest del porto di Marina di Pisciotta.
Il giudice di appello ha, così, messo la parola fine alla “querelle” avviata dall’ente locale cilentano, guidato dal sindaco Ettore Liguori, per contestare l’illegittimità degli atti con i quali, nel 2013, l’organo periferico del Mibact, in seguito ad una pregressa vertenza amministrativa, conclusasi con sentenza del 2012, aveva negato l’ammissibilità a sanatoria degli interventi di salpamento delle preesistenti scogliere artificiali e di costruzione di un pennello a forma di “T” in massi naturali, con la contigua barriera soffolta, intimandone la demolizione con il ripristino dello stato dei luoghi.
Con il parere contrario annullato dal Tar Campania sezione di Salerno, infatti, la locale Soprintendenza aveva definito negativamente il procedimento attivato per i lavori intrapresi originariamente ’sine titulo’ nell’ambito del bacino portuale pisciottano, inducendo l’amministrazione comunale a proporre il ricorso poi accolto con la sentenza del 2015, appellata dal Ministero con l’impugnativa ora rigettata dal Consiglio di Stato. Nel condividere le tesi del Comune di Pisciotta, difeso dagli avvocati Pasquale D’Angiolillo e Laura Clarizia, il supremo organo giurisdizionale amministrativo ha confermato l’operato del Tar, seppur con diverse motivazioni, riconoscendo che il paesaggio non va inteso come “una mera bellezza panoramica statica e di fatto immutabile o, il che è lo stesso, come il ritratto ideale di un paesaggio disgiunto dagli uomini che lo vivono”. «La decisione afferma l’avvocato Pasquale D’Angiolillo - sostituisce un precedente giurisprudenziale di particolare significatività per la disciplina dei procedimenti in materia di tutela paesaggistica».

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