Vincenzo De Luca all’uscita dalla Direzione del Pd

LO SCONTRO TRA I DEM

Politiche 2018, De Luca: "I notabili del sud affossano il Pd"

Il Governatore: "Il partito non si governa con i tweet, lontani dal popolo"

NAPOLI - Piero De Luca vede vicino il traguardo della Camera, ma pende ancora un ricorso di Forza Italia sui risultati definitivi del collegio plurinominale di Caserta. E alla direzione nazionale del Pd il padre Vincenzo De Luca frusta il partito: «C’è stata una disattenzione verso la gente ». Un intervento che scatena malumori nella minoranza e non solo: dall’area Orlando partono accuse di «familismo» contro il presidente della Regione. Insomma, mentre le dimissioni di Renzi lacerano i dem, le scorie elettorali sono tutt’altro che smaltite. Domenica, per dirne una, ambienti di partito descrivevano un clima di «fibrillazione » per la posizione in bilico di De Luca jr. Il reclamo di Fi mette ancora a rischio il seggio del capolista del Pd nel collegio plurinominale Campania 2-02, in cui ricadono Caserta e provincia. «Da alcune notizie che abbiamo di sezioni di Santa Maria Capua Vetere e Capua – riferiscono fonti forziste – sicuramente i risultati saranno soggetti ad una rettifica. Certamente alcune tabelle non sono state correttamente riportate nel conteggio finale e si andrà ad una variazione». Le tabelle di scrutinio sono compilate nei seggi elettorali, al termine dello spoglio delle schede: sarebbero viziate da errori materiali nell’attribuzione dei voti. Dovrebbe arrivare entro 2-3 giorni il verdetto della sezione elettorale della corte d’appello di Napoli, che sta esaminando il ricorso. In ballo ci sono circa 3-400 voti, rivendicati dal partito di Berlusconi.

E quanto il caso De Luca infiammi il Pd, risulta evidente alla direzione nazionale. È una giornata campale, perché l’organismo prende atto del congedo di Matteo Renzi e della reggenza del vicesegretario Maurizio Martina. Ma al centro della scena sale il governatore, lanciandosi in un’invettiva contro il partito e gli esecutivi targati Pd. «Tutte le volte che abbiamo parlato dei risultati del governo, che pure c’erano – attacca De Luca – non abbiamo fatto altro che aumentare il fossato che ci divide dalla povera gente. Non abbiamo saputo rispondere alle esigenze che venivano da una parte del Paese». In sala aumenta il brusio e qualcuno si domanda: nell’affondo comprende se stesso? Ma De Luca non si ferma e bastona pure il gruppo dirigente, che nel Mezzogiorno attuerebbe una gestione «da notabilato» ed «improntata al clientelismo». «Siamo al bivio tra la ricostruzione del partito – sentenzia il governatore – e l’avviarci verso la deriva ». Nella giudizio su questi anni, parla di «un grande movimento verso il futuro ma totale disattenzione verso la gente in carne e ossa. Un estraniamento del Pd rispetto al sistema dell’essere umano». E per l’avvenire De Luca chiede «una direzione che possa discutere veramente, non con dei tweet» e di lavorare «sul territorio», cominciando «da un grande piano per il Sud».

Gianmaria Roberti

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