Giuliano Pisapia

L'ANALISI

Pisapia è prigioniero dei poteri forti. Si metta in cammino con la sinistra

"L'ex sindaco di Milano prenda esempio da Nenni"

Giuliano Pisapia,  tra  il rilancio di  una  nuova  sinistra  riformista,   che  condivide nel merito, e un'inte­sa elettorale con il Pd, dal quale  dissente  quasi  su  tutto,  pare  orientato a perseguire la secon­da.  Crede,  cioè,  che  si  debba  mirare innanzitutto a una  pro­ spettiva ministeriale, confidan­do in una formula, un centrosini­stra, che Renzi, il principale in­terlocutore,  ha  già  archiviato  da  tempo  scommettendo  sull'alleanza   con   Berlusconi.  Sicché,  il  vero  problema  è  di­ ventato per la sinistra come  ri­ connettersi alla sua base socia­ le  promuovendo  un  governo  che la rappresenti. È questo il nodo che Pisapia  non  scioglie,  cadendo  in  una  contraddizione di  metodo e di  contenuti, che si può compren­ dere solo avendo riguardo a un  precedente  storico  personale:  è  diventato  sindaco  di  Milano  dopo  avere  vinto,  da  battitore  libero di sinistra, le  prim arie  di  coalizzazione  contro  Boeri,  il  candidato del Pd. E ora. parten­ do da quell’esperienza (model­lo), confida che, a seguito delle ormai certe sconfitte in Sicilia e  a Ostia, si apra, nel Pd, una resa  dei conti contro Renzi; e si rendano  necessarie,  per  la  scelta  del  premier,  nuove  primarie,  questa  volta  di coalizione,  alle  quali egli potrebbe partecipare  con   possibilità   di   successo.  Non  mette  nel conto  neppure  che tale eventualità sia stata uf­ ficialmente  esclusa,  all'unani­mità,  dalla direzione  del  Pd  di  martedì  scorso.  E che,  in  ogni  caso,  alla  bisogna  a  sostituire  Renzi sarebbe chiamato GentiIoni,  vista  la considerazione di  cui  gode  dentro e  fuori  del Pd.  Ma  a  tutto  concedere,  anche  un tale scenario consiglierebbe  di costituirsi in partito per esse­re  interlocutori  primari e  non  meri   aggregati.   Egli,   invece,  punta  tutto  sulla  sua  leader­ship  e  lavora  a  un’ipotesi  che  non comporta vincoli program­matici stringenti e una parteci­pazione  democratica  organiz­zata,  ma "un impegno  politico -  sono le sue parole -  basato sul  civismo, l’ambientalismo, il vo­ lontariato,  l’interazione  con  il  cattolicesimo democratico”. Si  vede, cioè, al centro di una poli­ tica di alleanze senza un parti­ to, disponibile a guidare un mo­ vimento  che  sia  in  una  prima  fase  conctprrente  e  poi  alleato  con il Pd. È questo che lo porta  a discutere con tutti ma a deci­ dere secondo le proprie convinzioni, in coerenza con la menta­ lità del mondo da cui proviene.  È  un radical chic cresciuto nel  mito di  Don Milani, con padre  partigiano e madre comunista,  dai quali ha ereditato una pro­ pensione alla selettività nei rap­porti.  Pratica d'istinto,  scam­biandone  il  verso,  una  racco­mandazione che Berlinguer fe­ce a D'Alema in un soggiorno a Mosca,  poco  prima  di  morire:  “Le caramelle hanno sempre la carta appiccicata -  e fece con le  dita  il  gesto  di  stropicciarsele,  come per liberarsi appunto del­la carta  appiccicosa.”  La carta  appiccicosa di cui avrebbe do­vuto  liberarsi  D'Alema  erano  i  vizi del Pci, mentre egli dovreb­be  liberarsi   del  collante  dei  grandi poteri che stanno imper­ versando, non della  partecipa­ zione organizzata  dei  cittadini  in un partito, vedi Mdp. Inoltre per contrarre una sa­na alleanza  con  il  Pd  bisogne­ rebbe  rimuovere  le  diversità  che  nel  nostro  caso  sono  so­stanziali.  Non  si  può ignorare,  in  particolare,  che  Renzi,  in  continuità  con  Berlusconi  e  Monti, ha indirizzato lo svilup­po economico  su  un  percorso  del  tutto  diverso  e  autonomo  da quello sociale, politico e cul­turale, cioè, dal mondo della si­nistra democratica. Né accetta­re che un Parlamento di nom i­ nati, dichiarato incostituziona­le,  come  quello  in  carica,  ap­ provi,  con la fiducia  messa  dal  Governo  su  sollecitazione  di  Renzi,  una  riforma  elettorale  che  prevede  un  nuovo  Parla­mento  di  nominati.  È  un  atto  eversivo  più  grave  di  quello  consumato da Mussolini con la legge Acerbo. Sicché, c’è da au­gurarsi che Pisapia si rimetta in  cammino  con la  sinistra  rifor­mista e prenda esempio da Pie­tro Nenni che il centro-sinistra lo costruì con Aldo Moro su ba­si programmatiche, a quei tem­pi  rivoluzionarie, anche per  bloccare il  tentativo  d’involu­zione  autoritaria  di  Fernando Tambroni che Renzi sta propo­ nendo, in forme nuove ma non  meno preoccupanti.