Per il matricida sarà chiesta la perizia

Aniello Giordano atteso oggi dal gip. Zarrillo, direttore dell’Uosm di Salerno: «Non si può obbligare il paziente a curarsi»

PAGANI. È fissata per domani mattina davanti al gip di Nocera Inferiore l’udienza di convalida dell’arresto di Aniello Giordano, l’uomo di 52 anni che ha ucciso lunedì mattina in via Striano a Pagani, nello storico quartiere di “Case Marrazzo”, la madre di 85 anni, Anna De Martino. Giordano si presenterà davanti al Gip del Tribunale nocerino accompagnato dal suo legale, l’avvocato Rino Carrara, che con molta probabilità chiederà una perizia psichiatrica sull’uomo. Giordano, con un passato da tossicodipendente, era attualmente in cura presso il Centro di igiene mentale territoriale.

Questa mattina, invece, si dovrebbe tenere l’autopsia sul corpo della vittima. L’esame dovrebbe chiarire in maniera definitiva quanti sono stati i colpi inferti dal figlio in testa che hanno causato la morte. Solo dopo l’autopsia la salma sarà liberata per essere consegnata ai familiari per il funerale.

Stando ad una prima ricostruzione, lunedì mattina madre e figlio stavano svolgendo delle faccende domestiche, quando si è acceso un diverbio e di lì a poco dalle parole si è passati ai fatti. L’uomo con problemi psichici ha brandito un oggetto contundente, probabilmente il piede in ferro del letto, ed ha colpito ripetutamente la madre alla testa. La donna, con seri problemi di mobilità, sarebbe morta in seguito alla ferocia dei colpi ricevuti alla testa senza poter opporre resistenza. Tragica la scena che si è mostrata agli occhi dei sanitari della Croce Bianca di Salerno e dei carabinieri giunti sul posto e coordinati dal maggiore Enrico Calandro del reparto territoriale di Nocera Inferiore. Sul posto anche il pm Roberto Lenza titolare del caso. L’anziana donna era seduta su una sedia piena di sangue, sarà l’autopsia fissata a chiarire se è stata colpita in piedi oppure era già seduta.

Intanto in una nota Massimo D’Onofrio ha replicato al sindaco Salvatore Bottone che aveva affermato che l’ufficio delle politiche sociali non era stato mai informato dei problemi di Giordano. «Non si può fare finta di non conoscere i problemi di alcuni nostri concittadini, tra l’altro noti a tutti i paganesi, un tentativo vile e non giustificabile per questa amministrazione».

Ma dopo il matricidio paganese la riflessione si amplia sulle responsabilità del sistema medico pubblico in merito alla salute mentale, soprattutto dopo gli interventi su “la Città” degli psichiatri Corrado De Rosa e Giuseppe Dell’Acqua. Ad intervenire è Antonio Zarrillo, direttore dell’Unità operativa salute mentale di Salerno. «La psichiatria o gli psichiatri non possono prevedere atti di violenza dal punto di vista clinico e professionale. Inoltre la psichiatria non può obbligare il paziente alla cura. La legge non lo prevede. Per curare una persona devo prima creare un consenso. La presa in carica parte dalla cartella clinica, non è un’adozione. Decidono i pazienti se ricoverarsi. Solo in casi di urgenza la famiglia può chiamare il 118. Noi abbiamo solo il potere di determinare un tso che può durare 7 giorni, massimo 15. Non abbiamo più il potere di segnalare un paziente pericoloso e di mandarlo all’opg, ma deve andare ad una delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, una comunità controllata dai vigili urbani. Le uniche misure di sicurezza possono darle i magistrati, non le Uosl. Noi facciamo 18mila interventi. I nostri ambulatori sono aperti notte e giorno. Le attività domiciliari vengono tutte esaurite in tre giorni. I reati fatti da malati mentali e non, hanno una percentuale più alta al nord che al sud».

Poi, Zarrillo vira il discorso sulle dichiarazioni di Dell’Acqua, secondo cui la Regione Campania non investe più nella salute mentale. «Lui sa benissimo che noi non possiamo imporre ad un paziente la cura. Perché si scaglia contro un’assistenza che c’è? Perché non si scaglia contro le cliniche convenzionate che detraggono dalla psichiatria milioni di euro? La legge italiana l’ha scritta lui, la 180 è stata scritta da Trieste, la chiusura degli opg l’hanno decisa loro. Se tu legiferi perché ti lamenti con noi? Non ce l’ho con Dell’Acqua, ma vogliamo un confronto pubblico sulla questione, vogliamo ridurre le entrate delle cliniche e aprire le strutture alternative. Bisogna fare una proposta di legge. Io sono disponibile».

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