IL COMMENTO

Pedopornografia, cifre da brivido nel report di Meter

Circa 2 milioni e 200mila foto e circa un milione di video rappresentano l’impressionante, quanto drammatico, numero di storie di violenze sui minori denunciate alle polizie competenti da parte dell’associazione Meter Onlus fondata e presieduta da don Fortunato Di Noto. Il 20 marzo è stato pubblicato il report 2017 sulla pedofilia on line che descrive l’orrore, celato da dettagliati dati statistici, di un crimine mondiale tanto odioso quanto indifferente all’opinione pubblica. L’indagine, estesa a ben 37 nazioni coinvolte, delinea una situazione drammatica in cui Europa e America rappresentano la culla in cui risiedono la maggior parte delle organizzazioni che permettono il funzionamento di siti web in cui si divulga il materiale pedopornografico. Secondo gli esperti di Meter la fascia di età più colpita è quella tra gli otto e i dodici anni, con un milione e mezzo di foto, a cui segue quella tra i tre e i sette anni, con circa settecentomila foto in rete, e quella tra zero e due anni con circa cinquemila foto. «L’adescamento, l’abuso, la produzione, la diffusione e l’acquisto del materiale della pedofilia e della pedopornografia è un business in crescita gestito anche dalla criminalità organizzata», si legge nel comunicato stampa dell’associazione. «È inquietante il silenzio e la connivenza dei colossi del web e di tanti Paesi che ancora non hanno una legislazione specifica e non collaborano contro questi crimini». Sono numeri difficili da leggere per il male che contengono; immaginare un numero così elevato di uomini e donne che violano la fiducia e l’amore dei bambini, anche dei propri figli, è devastante; è un fenomeno che, aumenta l’angoscia della propria coscienza pensando a quanto viene tenuto sommerso. Il silenzio, forse, è proprio l’ostacolo principale alla lotta, che invece dovrebbe essere combattuta con tutte le forze, per arrestare la corsa del male contro i piccoli indifesi. Purtroppo l’evoluzione di Internet e la sua diffusione ha incrementato un fenomeno che, sebbene la distanza dell’interlocutore, oggi elimina le differenze, di età e culturali, che normalmente rappresentano un limite nelle relazioni faccia a faccia tra minori e adulti. Dei 79 Paesi che dispongono di una legislazione in vigore, 60 di loro non definiscono ancora specificamente la pornografia infantile e la maggior parte di essi non criminalizzano il possesso di materiale senza riguardo all’intenzione di distribuire. Sarebbe auspicabile, senza ulteriore indugio, una cooperazione tra gli Stati e i grandi colossi del web affinché si possa mettere in campo un’azione più incisiva nella repressione, nell’individuazione dei soggetti criminali che producono, distribuiscono e detengono materiale pedofilo.