«Pagano profumatamente le poltrone da spartirsi» 

Le opposizioni bocciano modalità di scelta dei componenti e compensi della consulta della Regione Campania. Piscitelli replica: «Demagogia»

NAPOLI. Alla Regione è scontro sui costi e l’utilità della consulta di garanzia statutaria, voluta dalla maggioranza. La proposta di legge per istituire l’organismo, previsto dall’articolo 57 dello statuto, sarà discussa la prossima settimana dalle commissioni bilancio e affari istituzionali: fino al 7 novembre si potranno presentare emendamenti. Ad annunciare battaglia sono le opposizioni. Il M5s è contrario alla consulta, ed esporrà uno studio comparato con le altre cinque Regioni in cui è attivo l’organo di garanzia, ma a costi molto più contenuti. In Campania sono stanziati 270mila euro di fondi quest’anno e 580mila all’anno nel prossimo biennio per un organismo che fornisce pareri sull’interpretazione dello statuto e la conformità ad esso di leggi e regolamenti, prima dell’approvazione. Pareri richiesti dagli organi della Regione, ma non obbligatori né vincolanti. Come facoltativa per lo statuto, del resto è l’istituzione della consulta. I cinque componenti, scelti tra esperti di diritto tra cui magistrati e docenti universitari, riceveranno un’indennità stimata in almeno 60mila euro annui. In Abruzzo, Umbria e Liguria è previsto un gettone di presenza da 250 euro più le spese di rimborso ai dirigenti assegnati alla struttura. Stessa musica in Piemonte, dove il gettone è di 220 euro. Nel Lazio, al presidente della consulta è riconosciuta un’indennità pari a quella del garante regionale dei detenuti, ai componenti la stessa somma decurtata del 20%. Più generosa la Toscana, dove agli esperti va un gettone di 800 euro (1.200 all’estensore dell’atto) più un rimborso spese ai dirigenti: i 10 pareri prodotti in 12 mesi sono quindi costati 4.400 euro ciascuno, e le risorse per la consulta ammontano a 44.000 euro, oltre a rimborsi e spese di funzionamento. Cifre comunque lontane da quelle della Campania.
«Altro che consulta di garanzia, così come l’hanno impostata sarà un organismo tecnico messo al servizio di De Luca e della sua maggioranza – attacca il vicepresidente pentastellato della commissione affari istituzionali Gennaro Saiello – Tre membri saranno individuati in consiglio dalla maggioranza grazie ai numeri a loro disposizione, altri due li nomineranno direttamente De Luca e l’attuale presidente del consiglio. A questi soggetti, professori e magistrati ordinari, sarà garantito un super stipendio di centinaia di migliaia di euro all’anno: è infatti previsto lo stanziamento di 580mila euro annui e l’attribuzione di funzioni d’analisi tecnico normative che dovrebbero svolgere tecnici e dirigenti già interni alla struttura regionale. È evidente – aggiunge il consigliere del M5s – che in questa fase storica la giunta guidata da De Luca stia approfittando di una possibilità offerta dallo statuto per creare una struttura diversa da quella di garanzia in cui far sedere propri nominati pagati a peso d’oro con i soldi dei cittadini campani».
I nodi sorgono sul rapporto tra spesa e funzionalità della consulta, che nelle altre regioni è interpellata col contagocce. Possibili sono emendamenti per vietare, tra i membri, la scelta di magistrati ancora in attività. Ai rilievi replica Alfonso Piscitelli, presidente della prima commissione, in quota De Luca presidente e cofirmatario del testo con la presidente del consiglio, Rosa D’Amelio. «I 5 Stelle devono smetterla di fare demagogia – sostiene – Per due anni hanno solo urlato in consiglio che non avevano risposte su una interpretazione dello statuto che tutelasse la minoranza. Le altre Regioni sono attrezzate con figure professionali che possono sostituire i compiti della consulta, noi no». Piscitelli non chiude alle proposte di modifica: «In tutte le commissioni si presentano emendamenti, poi dipende dalla volontà di discuterli. L’ultima volta avevamo accolto quasi tutti quelli presentati dal M5s che poi alla fine non ha votato la legge, parliamo di chiacchiere».
Contro la proposta anche il centrodestra. «Il principio dichiarato è condivisibile ma non è pensabile che – dichiara il capogruppo di Forza Italia, Armando Cesaro – uno strumento di garanzia del consiglio si pieghi alle logiche spartitorie del governatore. Ed è intollerabile che il presidente del consiglio regionale si presti a questi giochetti e consenta di mettere in piedi un costosissimo carrozzone clientelare. Sappiamo bene – chiosa Cesaro – che esperienze nate su questo schema non hanno dato risultati nelle altre Regioni. Se ci sono risorse da investire, la consulta non è certo la priorità in Campania. Pensiamo ai disoccupati, pensiamo prima agli sfollati di Ischia».
Gianmaria Roberti
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