L'intervento

Non solo risanamento economico

Si è finalmente conclusa la lunga e assurda diatriba relativa alla nomina del Commissario per la sanità in Campania

Si è finalmente conclusa la lunga e assurda diatriba relativa alla nomina del Commissario per la sanità in Campania. E si è conclusa nell’unico modo possibile. Il Governatore assume in sé anche l’incarico di Commissario e può finalmente avviare, con pieni poteri, il lavoro di risanamento e rilancio del nostro sistema sanitario regionale. Sistema sanitario boccheggiante e tristemente ultimo in tutte le classifiche di efficacia e di efficienza nel confronto tra regioni, con procedure spesso diverse tra loro e conflittuali.
Si è consolidata infatti una prassi perversa che continua ad implementare trasferimenti di risorse verso le regioni più ricche e meglio organizzate e che hanno avviato prima di noi una decisa riconversione del loro modello organizzativo.
Ora è il momento in cui la politica ed i tecnici devono veramente rimboccarsi le maniche e cominciare una sistematica opera di risanamento, non solo economica ma anche e soprattutto dei modelli organizzativi del sistema curante, che non può prescindere dalla “normalizzazione” della rete assistenziale campana e dal rilancio delle reti assistenziali, e non solo di quelle classiche (cardiologica, stroke e politraumi) ma anche di quelle delle fasce deboli (tra le quali la salute mentale) avviando finalmente quella razionalizzazione dei presidi sul territorio che in Campania si è continuato a rinviare sistematicamente.
Ispirarsi ai principi fondanti della centralità dell’assistenza di tipo territoriale e della medicina di comunità, al modello consolidato delle reti per patologia (Hub&Spoke). Ogni presidio, rinunciando ad una spesso improbabile aspirazione generalista, dovrebbe ritrovare un ruolo e una funzione precisi all’interno di percorsi specializzati e ben strutturati che prevedano sedi di stabilizzazione e sedi più complesse, di secondo livello, nelle quali si concentrano professionalità e risorse in grado di affrontare e risolvere in toto l’emergenza in tutti i suoi aspetti clinici.
Ma vorrei ricordare che la lunga transizione del risanamento ha creato in Campania enormi criticità ed inefficienze. A cominciare dai servizi di assistenza alle fasce più deboli della popolazioni. Mentre invece è proprio nei momenti di crisi finanziaria che si aprono prospettive di cambiamento, di innovazione organizzativa, di ricerca sulle prassi e sugli aspetti specialistici a cominciare da quei settori come la psichiatria che fondano ancora la loro attività su pratiche ormai anacronistiche ed insostenibili. Queste invece potrebbero e dovrebbero cogliere gli aspetti innovativi di una nuova organizzazione che, senza rinnegare le innegabili conquiste del percorso riformatore, si ispirino ai principi della razionalizzazione delle risorse e della introduzione di nuove procedure e prassi dalla ormai consolidata esperienza di efficacia. Dovremmo ora lavorare, insomma, per organizzare servizi realmente integrati e dedicati a particolari patologie e fasce di età.
E, cosa imprevedibile e virtuosa, ciò può diventare anche un potente fattore di razionalizzazione della spesa, consentendo di evitare quelle pericolose implicazioni distorsive che favoriscono sprechi e cattive pratiche e che producono sistematicamente abbandoni nella continuità di azioni terapeutiche efficaci, favorendo lo sviluppo di buone pratiche domiciliari e territoriali e consentendo di superare gli assurdi steccati organizzativi del sistema curante come, per esempio, la mancanza di continuità assistenziale nel passaggio dai servizi per minori a quelli per adulti.
A tutti noi ora il compito di sostenere il percorso di rilancio organizzativo e di sostenere la scommessa che abbiamo di fronte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA