«Noi, giudici onorari pagati poco e senza diritti»

Prendono un’indennità di 73 euro a sentenza pur reggendo le sorti dei tribunali Un progetto di riforma prevede di mandarli a casa nel giro di 12 o 16 anni

Sono un pilastro della giustizia italiana, ma sono pagati poco e non hanno diritti. Adesso un progetto di riforma in discussione alla commissione Giustizia del Senato, prevede addirittura di mandarli a casa.

Sono i got (giudici onorari di tribunale ) e i vpo (vice procuratori onorari) che operano nei tribunali a fianco dei magistrati di carriera dei quali condividono le competenze per materia, salvo poche limitazioni, e per valore, «senza alcun trattamento economico- retributivo e assistenziale, senza alcun diritto».

A parlare è l’avvocato Lucia Fiorillo, got a Salerno. «Siamo 3500 unità (a fronte di circa 4000 magistrati professionali), circa cento complessivamente nel distretto di Corte d’Appello di Salerno reclutati tra gli avvocati con la c.d. “Legge Carotti” nel 1998 - spiega Lucia Fiorillo - Di fatto non possiamo più fare gli avvocati sia per mancanza di tempo sia per alcune incompatibilità. Siamo senza retribuzione, fatta eccezione di una indennità per udienza di 73 euro netti, senza diritti, senza assistenza previdenziale, senza guarentigia alcuna». Eppure si tratta di figure fondamentali per il settore giustizia: i got e i vpo, figure istituite per sopperire a carenze temporanee (come la malattia e l’astensione per maternità) di giudici professionali, con mandati a tempo (di tre anni prorogabili una sola volta), da oramai più di 15 anni sono diventati figure stabili nei tribunali, con propri carichi di lavoro, con obblighi e doveri corrispondenti a quelli dei giudici di carriera.

«Lo Stato a partire dal 2001- spiega Fiorillo - ha praticamente prorogato tutti i mandati in scadenza di anno in anno “in attesa della riforma organica della Magistratura Onoraria” creando aspettative di stabilizzazione precludendo a ciascuno di scegliere una vita professionale più dignitosa, visto che fin qui i più fortunati sono riusciti a guadagare mediamente 1200 euro al mese, senza contributi e previdenza, senza ferie». Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso, è degli ultimi giorni. La Commissione Giustizia del Senato ha licenziato un progetto di riforma che ha individuato una scadenza certa dei mandati (di 12 o 16 anni, a seconda delle fasce di età), «così da sfruttare ancora per qualche tempo energie -allo stato- insostituibili e poi cacciare i malcapitati in un’età nella quale essi, senza pensione e senza diritti, non potranno neppure sopravvivere, rifiutandosi di considerare la possibilità di prevedere il regime transitorio per coloro che si sono spesi fin qui per anni consentendo loro il raggiungimento dell’età pensionabile» conclude Fiorillo©RIPRODUZIONE RISERVATA